Esistono ancora esempi di cocciopesto realizzato durante l’Impero Romano?

Le Terme di Caracalla in cocciopesto

Più che esistere, sono praticamente ovunque. Chi visita Pompei lo incontra senza nemmeno accorgersene. Nella Casa del Fauno, nella Villa dei Misteri e in molte altre abitazioni romane si conservano ancora pavimenti e superfici realizzati con questa tecnica.

Lo stesso vale per le opere legate all’acqua. La Piscina Mirabilis, vicino a Bacoli, conserva enormi superfici rivestite in cocciopesto che dopo quasi duemila anni risultano ancora perfettamente riconoscibili. Non è difficile capire perché i Romani lo utilizzassero per cisterne e serbatoi.

Anche a Roma le testimonianze non mancano. Nelle Terme di Caracalla il cocciopesto faceva parte del sistema che permetteva alle vasche e agli ambienti umidi di funzionare correttamente.

La parte sorprendente è un’altra. Ogni anno gli archeologi continuano a trovare nuovi esempi durante restauri e scavi. Ville, porti, impianti termali, acquedotti, magazzini e perfino abitazioni private conservano ancora tracce di questo materiale.

In altre parole, non stiamo parlando di una tecnica rara comparsa in pochi edifici prestigiosi. Il cocciopesto era così diffuso che oggi risulta difficile visitare un importante sito romano senza incontrarne almeno qualche esempio.

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