Quali pigmenti diedero vita ai capolavori di Tiziano?
Tiziano aveva un modo tutto suo di usare il colore. Nei suoi dipinti le pennellate non servono soltanto a riempire una superficie, ma costruiscono lentamente la luce, i volumi e persino l’atmosfera. Gran parte di questo risultato nasceva dalla scelta dei pigmenti e da come venivano sovrapposti.
Per gli incarnati utilizzava Bianco di piombo, vermiglione, ocre gialle e rosse e sottili lacche trasparenti. Con queste mescolanze riusciva a ottenere una pelle viva, mai uniforme, ricca di sfumature calde.
Tra i blu spicca il prezioso Blu oltremare naturale, ricavato dal lapislazzuli, affiancato dall’Azzurrite per le zone meno importanti. I rossi erano affidati al cinabro, al vermiglione e alle lacche, mentre le Terre di Siena e la Terra d’ombra contribuivano a modellare ombre, tessuti e paesaggi.
Anche i verdi non mancavano. In alcune opere si trovano il Verderame e altre tonalità ottenute mescolando pigmenti blu e gialli, una soluzione che permetteva di ottenere sfumature molto naturali.
Osservando da vicino i dipinti di Tiziano si nota che il colore non è quasi mai steso in una sola volta. Velature leggere, ripensamenti e strati sovrapposti fanno emergere lentamente la scena, creando quella profondità e quella luminosità che hanno reso la sua pittura un punto di riferimento per intere generazioni di artisti.



