Con quali pigmenti Caravaggio dipingeva i suoi capolavori?
Caravaggio non aveva bisogno di molti colori. La sua pittura si reggeva soprattutto su terre, rossi, bianchi e neri, usati con grande decisione. La luce nasceva proprio dal contrasto con fondi molto scuri.
Le ocre gialle e rosse servivano per i volti, le mani, i capelli e molte parti degli abiti. Terra di Siena e Terra d’ombra entravano nelle zone più profonde, spesso mescolate tra loro. Il nero c’era, naturalmente, ma non lavorava quasi mai da solo.
Il Bianco di piombo era uno dei pigmenti più importanti. Caravaggio lo stendeva nei punti colpiti dalla luce, a volte con pennellate dense. Un volto, una spalla o una piega del tessuto potevano così uscire dal buio con grande forza.
Per i rossi utilizzava vermiglione e lacche. Il primo era più coprente, le seconde più trasparenti e adatte alle velature. Gli azzurri, invece, compaiono poco e non hanno mai il peso che troviamo nella pittura di altri artisti.
La sua tavolozza era quindi piuttosto limitata: ocre, terre brune, bianco di piombo, vermiglione, lacche rosse, nero d’ossa e nero carbone. Materiali comuni nel Seicento, ma usati senza mezze misure, con ombre larghe e luci concentrate solo dove servivano.


