Su quali pigmenti si fondava la pittura di Piero della Francesca?
Nei dipinti di Piero della Francesca il colore non cerca mai l’effetto spettacolare. Tutto appare misurato: gli azzurri, i rossi, i verdi e le terre lavorano insieme per creare equilibrio e dare luce alle figure.
Negli affreschi impiegava soprattutto ocre gialle e rosse, Terre verdi, nero carbone e bianco ottenuto dalla calce. Per gli incarnati la Terra verde aveva un ruolo importante: veniva stesa come base e poi ricoperta con toni più caldi, un procedimento ancora oggi visibile osservando da vicino molte pitture del Quattrocento.
Quando lavorava su tavola la scelta dei pigmenti si ampliava. Il Bianco di piombo offriva una luminosità maggiore, mentre il Blu oltremare, ricavato dal lapislazzuli, era riservato alle parti più preziose. Accanto a questo compariva anche l’Azzurrite, più economica ma molto apprezzata per le sue tonalità intense.
I rossi erano affidati al vermiglione e, nelle opere più importanti, al cinabro. Le ombre, invece, prendevano forma grazie alle terre naturali, senza contrasti eccessivi. La forza della pittura di Piero della Francesca non dipende dalla quantità dei colori, ma dal modo in cui vengono dosati. Nessun pigmento domina la scena: ciascuno contribuisce a costruire quella luce limpida e quell’equilibrio che rendono immediatamente riconoscibili le sue opere.


