Da quali pigmenti nascevano i dipinti di Kandinsky?
Kandinsky lavorava in un periodo in cui i colori sintetici erano ormai entrati stabilmente nelle botteghe degli artisti. La sua tavolozza poteva quindi contare su blu, rossi e gialli molto più vivi rispetto a quelli usati nei secoli precedenti. Tra i blu compaiono spesso il Blu cobalto e il Blu oltremare sintetico. Per i gialli usava soprattutto il Giallo cadmio, mentre nei rossi trovavano spazio il Rosso cadmio e il vermiglione.
Anche i verdi avevano un ruolo importante. Il Viridian e il Verde smeraldo gli permettevano di ottenere passaggi freddi e contrasti molto netti. Il Bianco di zinco serviva invece a schiarire alcuni colori senza coprirli troppo. Il nero, nei suoi quadri, non resta sullo sfondo. Diventa linea, bordo, forma. Separa una zona dall’altra, interrompe il colore oppure lo rende più forte.
Kandinsky non usava i pigmenti per descrivere fedelmente un paesaggio o una figura. Li trattava quasi come suoni: un blu poteva allontanarsi, un rosso avanzare, un giallo vibrare accanto al nero. La sua pittura nasceva da questa libertà, favorita anche dai nuovi pigmenti industriali disponibili all’inizio del Novecento.



