Come conosciamo ancora oggi la ricetta dell’autentico cocciopesto romano?

Opus Signium cocciopesto romano originale

Quando si parla di materiali antichi si pensa spesso a ricette ricostruite dagli archeologi dopo anni di studi e analisi di laboratorio. Nel caso del cocciopesto la situazione è un po’ diversa. Gli studiosi possono contare su un aiuto eccezionale: i Romani hanno lasciato istruzioni scritte.

La fonte più importante è Vitruvio, architetto e ingegnere romano del I secolo a.C., autore del De Architectura. Nelle sue opere descrive l’impiego della calce e dei laterizi frantumati per realizzare pavimenti, rivestimenti e strutture destinate al contatto con l’acqua.

Naturalmente Vitruvio non scrive una ricetta moderna con percentuali precise e schede tecniche come quelle a cui siamo abituati oggi. Tuttavia fornisce indicazioni sufficientemente dettagliate da permettere di comprendere i principi fondamentali della preparazione: l’utilizzo di calce ben maturata, l’impiego di laterizi o tegole macinate e l’importanza della compattazione durante la posa.

Le ricerche archeologiche moderne hanno aggiunto il resto del puzzle. Analizzando cisterne, terme, acquedotti e pavimenti conservati in tutto il Mediterraneo, gli studiosi hanno potuto verificare quali materiali venissero realmente utilizzati e in quali proporzioni variassero da una regione all’altra.

La parte più interessante è che molte prove sperimentali hanno confermato l’efficacia delle indicazioni lasciate da Vitruvio oltre duemila anni fa. Riproducendo malte a base di calce e laterizio macinato, i ricercatori hanno ottenuto materiali con caratteristiche molto simili a quelle osservate nelle opere romane ancora esistenti.

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