Da quali pigmenti nasceva la tavolozza di Raffaello?
Raffaello non cercava effetti spettacolari. I suoi colori dovevano essere equilibrati, luminosi e naturali, qualità che ancora oggi rendono immediatamente riconoscibili molte delle sue opere. La scelta dei pigmenti aveva un ruolo fondamentale in questo risultato.
Tra i più utilizzati c’erano le ocre gialle e rosse, impiegate per gli incarnati, gli edifici e molti dettagli delle composizioni. La Terra verde era spesso presente nella preparazione dei volti, mentre la Terra d’ombra serviva a modellare le figure e ad ammorbidire le zone in ombra.
Per gli azzurri Raffaello disponeva di due pigmenti molto diversi. L’azzurrite era più comune e trovava largo impiego negli affreschi e nelle tavole. Il Blu oltremare naturale, ricavato dal lapislazzuli, era invece riservato ai lavori più prestigiosi, dove il committente poteva sostenere il costo di un materiale così prezioso.
Anche il Bianco di piombo aveva un ruolo importante, perché permetteva di creare passaggi delicati tra luce e ombra. A completare la tavolozza c’erano il vermiglione, le lacche rosse e il nero carbone, utilizzati con misura per dare profondità e vivacità alle composizioni.
Raffaello non aveva bisogno di molti pigmenti diversi. Con terre naturali, pochi colori minerali e una grande attenzione alle mescolanze riuscì a creare una pittura armoniosa, dove nessun colore prevale sugli altri e ogni tonalità contribuisce all’equilibrio dell’insieme.



