La Terra di Siena si trova già pronta in natura?
Non proprio. A differenza di molti pigmenti sintetici, la Terra di Siena nasce effettivamente dal terreno, ma il materiale che esce da una cava non assomiglia ancora al pigmento fine e uniforme utilizzato da pittori, restauratori o decoratori. Una volta estratta, la terra contiene infatti sassi, sabbia, argilla, radici e materiali di diversa granulometria. Per trasformarla in un pigmento utilizzabile è necessario separare e selezionare la parte più interessante dal punto di vista cromatico.
Tradizionalmente il primo passaggio consisteva nell’essiccazione del materiale estratto. Una volta asciutta, la terra veniva frantumata e setacciata per eliminare le impurità più grossolane.
Successivamente si procedeva con la macinazione, un’operazione fondamentale perché la dimensione delle particelle influenza direttamente il colore e il comportamento del pigmento. Una terra troppo grossolana risulta poco uniforme e difficile da utilizzare nelle pitture più fini.
In alcuni casi si effettuava anche un lavaggio o una decantazione. Mescolando la terra con acqua era possibile separare le particelle più leggere da quelle più pesanti, ottenendo un pigmento più puro e omogeneo.
Solo a questo punto il materiale poteva essere essiccato nuovamente e trasformato in polvere pigmentaria. La cosa interessante è che il colore era già presente nella terra fin dall’inizio. L’uomo non lo creava artificialmente, ma lo liberava e lo rendeva utilizzabile attraverso una serie di lavorazioni relativamente semplici.



