La Terra di Siena è davvero uno dei pigmenti più antichi della storia?
Probabilmente sì, ma non nel modo in cui molti immaginano. Nessuno può affermare che un uomo preistorico abbia raccolto esattamente la stessa Terra di Siena che oggi acquistiamo in un sacchetto per artisti. Quello che sappiamo, però, è che l’utilizzo di terre naturali ricche di ferro accompagna la storia dell’uomo da migliaia di anni.
Per trovare esempi molto antichi non è nemmeno necessario uscire dall’Italia. Nelle pitture delle tombe etrusche di Tarquinia, realizzate oltre 2.500 anni fa, gli studiosi hanno identificato ampiamente pigmenti ottenuti da ocre e terre ferruginose. I colori gialli, rossi e bruni che decorano queste camere funerarie derivano spesso da materiali molto simili a quelli che ancora oggi chiamiamo terre naturali.
La cosa interessante è che gli Etruschi vivevano proprio in un territorio dove questi pigmenti erano facilmente reperibili. Toscana, Lazio settentrionale e area del Monte Amiata presentano da secoli depositi naturali ricchi di ferro, utilizzati ben prima della nascita delle moderne industrie del colore.
Andando ancora più indietro nel tempo, gli archeologi hanno trovato tracce dell’utilizzo di ocra e terre ferruginose in diversi siti preistorici italiani. Non possiamo dire con certezza che si trattasse di Terra di Siena in senso stretto, ma appartenevano alla stessa grande famiglia di pigmenti minerali ottenuti direttamente dal terreno.
Ed è proprio questo il punto. La Terra di Siena non è diventata famosa perché rara o difficile da produrre. Al contrario, deve la propria fortuna a una caratteristica molto semplice: la natura la preparava già quasi pronta all’uso. Bastava raccogliere la terra, eliminare le impurità più grossolane, macinarla e trasformarla in colore.


