Come mai alcuni affreschi con la Terra di Siena conservano ancora il colore dopo secoli?
Chi visita una chiesa medievale, una villa rinascimentale o un sito archeologico come Pompei rimane spesso colpito da un dettaglio: alcuni colori sono ancora lì. Magari meno intensi rispetto al giorno in cui furono applicati, ma perfettamente riconoscibili anche dopo centinaia di anni.
Una parte del merito va proprio alla Terra di Siena e alle altre terre naturali ferruginose. A differenza di molti pigmenti organici, ottenuti da piante, insetti o sostanze che possono degradarsi nel tempo, la Terra di Siena è composta da minerali già stabili in natura. In altre parole, il colore che vediamo non è il risultato di una reazione artificiale ma deriva da ossidi e idrossidi di ferro che esistono da milioni di anni. Questo significa che il sole, l’umidità e il passare del tempo hanno molta più difficoltà ad alterarne l’aspetto.
C’è poi un secondo fattore, spesso ancora più importante. Negli affreschi il pigmento non rimane semplicemente appoggiato sulla superficie. Viene applicato sull’intonaco fresco e, durante la carbonatazione della calce, rimane inglobato all’interno dello strato superficiale del muro. Per questo motivo si dice spesso che nell’affresco il colore non forma una pellicola sopra la parete, ma diventa parte della parete stessa.
Naturalmente non tutti gli affreschi si conservano allo stesso modo. Infiltrazioni d’acqua, sali, terremoti, incendi e restauri poco accurati possono causare danni importanti. Tuttavia, quando il supporto rimane stabile, pigmenti come la Terra di Siena dimostrano una durata straordinaria.



