Quante mani di pittura a calce bisogna dare sulle pareti?
Con una pittura a calce tradizionale, in genere due o tre mani sottili sono una buona base di lavoro. Il numero preciso dipende però dal supporto, dal colore scelto e dall’effetto che si vuole ottenere.
La prima mano serve soprattutto a uniformare l’assorbimento del fondo e creare una base. Su un intonaco nuovo o molto poroso può risultare quasi trasparente in alcuni punti: non è necessariamente un problema. È con le mani successive che il colore acquista maggiore profondità e la superficie diventa più regolare.
Con tonalità chiare, due mani possono essere sufficienti. Per colori più intensi, fondi molto assorbenti o superfici irregolari, può essere utile arrivare a tre o anche più passaggi. La regola importante è non cercare di coprire tutto con una mano troppo carica. La calce lavora meglio per sovrapposizioni leggere.
Bisogna anche rispettare i tempi tra una mano e l’altra. La superficie deve avere il tempo di asciugare e iniziare il processo di carbonatazione; lavorare troppo presto può trascinare lo strato precedente e creare macchie.
Con le pitture a calce già formulate e pronte all’uso, invece, il numero di mani può variare. In quel caso conviene seguire la scheda tecnica del produttore, perché concentrazione, leganti aggiunti e modalità di applicazione possono essere molto diverse da una calce tradizionale.


