Perché gli affreschi romani durano e resistono ancora dopo duemila anni?
Non esiste un solo motivo. La differenza la fanno soprattutto la calce, i pigmenti minerali e il modo in cui venivano applicati.
Il colore non veniva steso su una parete già asciutta. I pittori lavoravano sull’intonaco ancora fresco, così il pigmento entrava nello strato superficiale della calce mentre questa induriva lentamente. Con il tempo l’intonaco tornava a trasformarsi in pietra e il colore ne diventava parte.
Anche i materiali avevano la loro importanza. Molti affreschi romani sono realizzati con ocre naturali, terre rosse, terre verdi, nero carbone e altri pigmenti minerali che non scoloriscono facilmente e mantengono la loro stabilità per tempi lunghissimi.
Poi c’è la fortuna. Le pitture di Pompei ed Ercolano che oggi conosciamo meglio sono rimaste sepolte dall’eruzione del 79 d.C.. La cenere le ha nascoste, ma allo stesso tempo le ha protette dalla pioggia, dal sole e dall’usura per quasi due millenni.
È proprio l’unione di questi fattori a rendere straordinari gli affreschi romani. Non un ingrediente segreto, ma materiali scelti con attenzione, una tecnica di esecuzione molto efficace e, in alcuni casi, una conservazione eccezionale dovuta alla storia.



