Perché il ritrovamento del blu egizio nella Domus Aurea è così importante?

Blu Egizio della Domus Aurea

Di frammenti dipinti in blu egizio gli archeologi ne conoscono molti. Un blocco di pigmento ancora intero, invece, è tutta un’altra storia. È proprio quello che è emerso durante i recenti lavori nella Domus Aurea. All’interno di alcuni ambienti utilizzati come laboratori è stato trovato un grande pezzo di blu egizio ancora compatto, insieme a vasche per la preparazione delle malte e ad altri pigmenti destinati alle decorazioni.

Questo ritrovamento vale più di un affresco. Per la prima volta permette infatti di osservare il colore prima che venisse macinato e trasformato in pittura. È come entrare nella bottega dei decoratori romani mentre stanno preparando i materiali per rivestire le pareti del palazzo di Nerone. Il blu egizio non era un pigmento comune. Doveva essere prodotto artificialmente con una lavorazione complessa e il suo costo era molto superiore a quello delle normali terre naturali. Trovarne un blocco di queste dimensioni significa che nella Domus Aurea si utilizzavano materiali di altissimo valore direttamente sul luogo di lavoro.

Per gli archeologi il vero interesse non è soltanto il colore. Quel blocco racconta come lavoravano gli artigiani romani, dove preparavano i pigmenti e quali materiali avevano a disposizione prima ancora di iniziare a dipingere. A volte un semplice pezzo di pigmento riesce a spiegare più di un’intera parete affrescata.

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