Perché Baia è considerata il laboratorio del cemento romano?
Chi visita oggi il parco archeologico sommerso di Baia vede colonne, moli, banchine e resti di ville romane. Per gli studiosi, però, il vero spettacolo è un altro: i materiali con cui tutto questo è stato costruito. Baia si trova nel cuore dei Campi Flegrei, la stessa area vulcanica da cui i Romani estraevano la pozzolana più apprezzata dell’antichità. Avere quella materia prima a pochi chilometri dai cantieri rappresentava un vantaggio enorme, soprattutto per le opere a contatto con l’acqua.
Qui il cemento romano e il cocciopesto non erano materiali eccezionali riservati a pochi edifici. Facevano parte della costruzione di moli, cisterne, impianti termali, ville e banchine portuali. Ancora oggi molti ricercatori studiano proprio i campioni provenienti da Baia e dai porti vicini. Analizzando queste strutture è stato possibile capire meglio come reagivano calce e pozzolana, perché alcune opere continuano a resistere all’ambiente marino e quali minerali si sono formati durante i secoli.
Per questo Baia occupa un posto speciale nella storia dell’edilizia romana. Non soltanto per la ricchezza delle sue ville o per le famose terme, ma perché conserva alcune delle testimonianze più complete dell’impiego del cemento romano nel luogo dove la materia prima era considerata tra le migliori di tutto l’Impero. Passeggiando tra questi resti si osserva molto più di un sito archeologico. Si entra in quello che è, ancora oggi, uno dei migliori laboratori a cielo aperto per capire come costruivano gli ingegneri romani.



