Cosa accade a livello microscopico nel cemento romano?
A occhio nudo il cemento romano sembra un materiale compatto e uniforme. Al microscopio, invece, appare come un insieme di minerali che continuano a trasformarsi anche molto tempo dopo la costruzione. Quando calce e pozzolana entrano in contatto, non si limitano a mescolarsi. Inizia una lenta reazione che porta alla formazione di nuovi cristalli, capaci di legare tra loro i diversi componenti dell’impasto.
È proprio questa rete di legami minerali che rende il materiale così resistente nel tempo. Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno mostrato che, nelle opere romane, possono formarsi minerali come i silicati di calcio idrati (C-S-H) e, in particolari condizioni, anche cristalli di tobermorite e phillipsite, osservati soprattutto nei calcestruzzi marittimi. Sono questi composti a contribuire alla straordinaria stabilità di molte strutture romane.
Un altro aspetto sorprendente riguarda l’acqua. Lontano dall’essere un nemico, in alcuni casi continua ad alimentare queste trasformazioni minerali, consolidando lentamente il materiale nel corso dei secoli. I Romani non potevano vedere tutto questo. Eppure avevano capito, con l’esperienza, che alcune malte miglioravano con il tempo invece di deteriorarsi. Oggi il microscopio ci permette semplicemente di osservare ciò che loro avevano già scoperto costruendo.


