Perché il Vesuvio e i vulcani erano così importanti per l’edilizia romana?
Se togliessimo ai Romani i materiali nati dall’attività vulcanica, probabilmente una parte della loro architettura non sarebbe mai esistita. Le terre vulcaniche erano ovunque intorno al Vesuvio e ai Campi Flegrei. A prima vista sembravano semplici ceneri, sabbie e rocce, ma i costruttori romani avevano imparato che alcune di quelle terre possedevano qualità davvero particolari.
La più famosa era la pozzolana, indispensabile per preparare il cemento romano e costruire moli, porti, cisterne e acquedotti destinati a durare nel tempo. Ma non era l’unico materiale. Dalle stesse aree provenivano anche terre coloranti naturali, lapilli, tufi e altri materiali che entrarono stabilmente nell’edilizia romana. Non conoscevano la chimica come la intendiamo oggi. Sapevano però riconoscere quali materiali funzionavano meglio. Bastava osservare un porto dopo alcuni anni o una cisterna rimasta a contatto con l’acqua per capire quali terre vulcaniche meritassero di essere utilizzate di nuovo.
Non è un caso che Vitruvio descriva proprio le terre vulcaniche della Campania come materiali eccezionali per le costruzioni idrauliche. Oggi la ricerca scientifica ha spiegato il motivo, ma i Romani lo avevano già imparato costruendo. In fondo, uno dei grandi vantaggi dell’Impero Romano non era soltanto avere ottimi ingegneri. Era avere, a poca distanza dai cantieri, alcune delle materie prime vulcaniche più straordinarie del Mediterraneo. Da quelle terre nacquero molte delle innovazioni che ancora oggi rendono celebri le costruzioni romane.



