Perché per secoli nessuno è riuscito a riprodurre il cemento romano?
Il cemento romano non è rimasto un mistero perché i Romani nascondessero una formula segreta. Il problema è un altro. Per secoli si è creduto che il loro calcestruzzo fosse ottenuto semplicemente mescolando calce spenta e pozzolana, proprio come descritto in modo generale da Vitruvio. Gli ingredienti erano noti fin dal Rinascimento e chiunque avrebbe potuto procurarseli.
Eppure il materiale ottenuto non aveva la stessa durata di quello romano. Il motivo è emerso soltanto negli ultimi anni grazie alle analisi microscopiche condotte su moli, frangiflutti e altre opere dell’antichità. Gli studiosi hanno scoperto che i Romani utilizzavano spesso calce viva, non soltanto calce spenta, e che questa veniva probabilmente mescolata direttamente con gli altri componenti mentre era ancora in fase di reazione. Questo procedimento, oggi chiamato hot mixing, genera all’interno del materiale piccoli noduli di calce.
Per molto tempo quei noduli sono stati considerati un errore di lavorazione. Oggi sappiamo invece che possono contribuire alla capacità del materiale di richiudere spontaneamente alcune microfessure quando entra in contatto con l’acqua. È proprio questa scoperta, pubblicata dal MIT nel 2023, ad aver cambiato il modo di interpretare il cemento romano.



