Per trovare l’origine della Terra di Siena bisogna cercare qualcosa che oggi non esiste più. Non una cava. Non una miniera. Un lago. Anzi, una serie di piccoli laghi che occupavano alcune aree attorno al Monte Amiata, in Toscana, quando il paesaggio era molto diverso da quello che conosciamo oggi. La cosa curiosa è che questa storia non nasce da una ricerca sui pigmenti. Nasce da uno studio geologico dedicato a depositi lacustri antichi, condotto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Solo seguendo le tracce di quei bacini scomparsi emerge un collegamento inatteso con una delle terre colorate più utilizzate nella storia della pittura.
Dove Si Trovano Le Origini della Famosa Terra Gialla
Chi osserva oggi il versante meridionale del Monte Amiata vede boschi, campi coltivati e piccoli centri abitati. Eppure per lungo tempo, in alcune aree, esistettero ambienti completamente diversi. La ricerca “The paleo-lacustrine diatomaceous deposits of Monte Amiata volcano..” ricostruisce la presenza di bacini lacustri formatisi durante il Pleistocene. Non si trattava di grandi laghi, ma di ambienti più ridotti nei quali acqua, sorgenti mineralizzate e sedimenti hanno interagito per migliaia di anni. Le località studiate si distribuiscono attorno a centri come Castel del Piano, Arcidosso, Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore. Oggi questi nomi sono associati soprattutto al territorio del Monte Amiata. In passato erano parte di un paesaggio caratterizzato dalla presenza di zone umide e depositi ricchi di minerali.
Secondo gli autori, alcuni di questi sedimenti iniziarono a formarsi circa 140.000 anni fa. Strato dopo strato si accumularono materiali contenenti ferro e altre sostanze che avrebbero avuto un destino piuttosto insolito. Molto tempo dopo sarebbero diventati una materia prima ricercata da pittori, decoratori e produttori di pigmenti. La ricerca non descrive la nascita di un colore. Racconta piuttosto l’origine di una terra. Una terra che esisteva già decine di migliaia di anni prima delle città etrusche, di Siena e perfino dell’agricoltura.
Perché La Terra di Siena Non è Una Semplice Ocra Gialla
A prima vista la Terra di Siena potrebbe sembrare simile a molte altre terre gialle utilizzate nella storia della pittura. In fondo il colore nasce sempre dalla presenza del ferro. La ricerca del CNR mostra però una situazione più particolare. Nei bacini studiati attorno al Monte Amiata il pigmento non derivava principalmente dalla degradazione di una roccia affiorante o dall’erosione di un versante montano. La sua origine era legata a un processo diverso, che avveniva direttamente all’interno dei laghi e delle zone umide.
Le acque che alimentavano questi ambienti trasportavano ferro disciolto proveniente dal sistema geologico dell’area. Una volta raggiunti i bacini, i composti ferruginosi precipitavano lentamente sul fondo, accumulandosi strato dopo strato per migliaia di anni. Da questo processo si formarono sedimenti ricchi di goethite e limonite, i due minerali che conferiscono le tipiche tonalità gialle e bruno-giallastre alla Terra di Siena. La differenza può sembrare sottile, ma è importante.
Molte ocre tradizionali derivano dall’alterazione di rocce ricche di ferro e spesso contengono una miscela complessa di sabbie, argille e altri materiali trasportati dall’erosione. Nei depositi descritti dalla ricerca, invece, il materiale ferruginoso si accumulava in ambienti relativamente tranquilli, dove l’acqua svolgeva un ruolo molto più importante della roccia. Gli autori sottolineano inoltre un aspetto interessante: questi sedimenti presentano una componente ferruginosa molto fine e una quantità limitata di materiale detritico proveniente dall’esterno. In altre parole, non si trattava semplicemente di terra colorata mescolata a sabbia e frammenti di roccia, ma di depositi formatisi attraverso una lenta concentrazione naturale dei composti del ferro.
Questo aiuta a spiegare perché le terre pigmentarie dell’area amiatina abbiano acquisito una reputazione particolare nel corso dei secoli. Pur appartenendo alla grande famiglia delle ocre, la loro origine era diversa e altrettanto particolare era il contesto che le aveva generate. Il colore che usciva da questi depositi non era soltanto il risultato della presenza del ferro. Era il prodotto finale di un ambiente geologico scomparso, fatto di piccoli laghi, sorgenti mineralizzate e processi naturali che hanno continuato a lavorare per decine di migliaia di anni.
L’Eredità della Terra di Siena
A distanza di secoli, il nome Terra di Siena continua a comparire nei cataloghi di pigmenti, pitture e finiture decorative di tutto il mondo. In Italia è ancora possibile trovare terre provenienti dalle aree storicamente legate a questa tradizione, ma nella maggior parte dei casi il nome identifica oggi una famiglia di pigmenti naturali che riproducono l’aspetto, le tonalità e il comportamento della celebre terra toscana, pur provenendo da giacimenti differenti.
Il motivo della sua longevità è probabilmente semplice. Mentre molti pigmenti storici sono stati progressivamente sostituiti da alternative sintetiche, la Terra di Siena non ha mai smesso di funzionare. Le sue tonalità calde, la stabilità alla luce e la perfetta compatibilità con leganti minerali come la calce l’hanno resa una presenza costante nell’architettura e nella decorazione per secoli. Dagli affreschi alle pitture murali, dai marmorini alle moderne finiture a calce, poche terre naturali possono vantare una continuità di utilizzo così lunga e documentata. Per chi desidera approfondire gli aspetti geologici e paleoambientali che hanno contribuito alla formazione di questi depositi pigmentari, qui si trova la ricerca completa The paleo-lacustrine diatomaceous deposits of Monte Amiata volcano (Tuscany, Italy) and the Ezio Tongiorgi paleontological collection in the Museum of Natural History of the University of Pisarealizzata da Luigina Vezzoli, Claudia Principe, Chiara Sorbini



