• Facebook
  • Instagram
Chiamaci : 335-303185
Pitture Bio
  • Home
  • Shop
    • Pitture Naturali
    • Finiture Decorative
    • Terre Naturali
    • Protettivi Naturali
    • Strumenti
  • Corso di Formazione
  • Contatti
  • Blog
    • Bioedilizia
    • Storia
    • Guide e Consigli
    • Terre Naturali e Pigmenti
    • Domande e Risposte
  • Chi Siamo
  • Cerca
  • Menu Menu
  • 0Carrello
Sei in: Home1 / Blog2 / Blog3 / Storia4 / La Lavorazione del Cocciopesto: Tutte Le Fasi Operative
  • La Granulometria del Cocciopesto

La Lavorazione del Cocciopesto

Tutte Le Fasi Operative

La qualità del cocciopesto non dipende solo dalla ricetta. Dipende soprattutto dalla lavorazione. Una miscela corretta di calce e laterizio può dare risultati molto diversi se viene stesa male, asciugata troppo in fretta o rifinita senza la giusta compattazione. Il cocciopesto tradizionale si realizza in più mani, con granulometrie via via più fini. Gli strati inferiori danno corpo e regolarità, quelli superiori chiudono la superficie. L’ultima mano viene lavorata con spatola, frattazzo o pietra, fino a ottenere una pelle liscia, continua e compatta.

La Preparazione dell’Impasto

La base del cocciopesto è semplice: calce, laterizio frantumato, sabbia selezionata e acqua. La difficoltà sta nel bilanciamento. Nelle ricette tradizionali e nei cicli moderni compatibili si trovano proporzioni diverse, ma spesso il rapporto tra legante e aggregati resta nell’ordine di 1 parte di calce per 2–4 parti di inerti, secondo destinazione d’uso e granulometria. Studi su malte storiche in calce e laterizio indicano rapporti legante/aggregato variabili circa tra 1:4 e 1:2. Alcune schede tecniche contemporanee per granulati di cocciopesto indicano, per esempio, 1 parte in peso di calce e 3 parti di granulato, con granulometrie scelte in base all’impiego. 

Per una lavorazione artigianale si può ragionare così:

  • prima mano / corpo: granulometria più grossa, utile a dare spessore e struttura;
  • seconda mano / regolarizzazione: granulometria media, per chiudere e uniformare;
  • ultima mano / finitura: cocciopesto più fine, anche sotto 0–1 mm, per ottenere compattezza e lisciatura.

La frazione fine è fondamentale perché è quella che partecipa maggiormente alla reazione con la calce. I pezzi più grossi danno massa e struttura; la polvere di laterizio lavora invece dentro la matrice. L’acqua va aggiunta poco per volta. L’impasto deve risultare plastico, lavorabile, ma non liquido. Troppa acqua rende la superficie debole, aumenta il ritiro e può creare cavillature. Alcuni prodotti premiscelati moderni indicano circa 26–28% d’acqua sul peso del secco, ma nella lavorazione tradizionale il controllo resta visivo e manuale.  Dopo la miscelazione conviene lasciare riposare l’impasto per un breve tempo, poi rimescolarlo. Questo aiuta la calce a idratarsi meglio e rende la massa più omogenea.

Materiali per Impasto del Cocciopesto

La Stesura in Più Mani

Il supporto deve essere minerale, stabile, pulito e leggermente assorbente. Su superfici troppo lisce o poco assorbenti serve prima un ponte di adesione o un fondo ruvido compatibile, perché il cocciopesto non deve “galleggiare” sopra il muro: deve aggrapparsi. Anche le schede tecniche moderne per opus signinum insistono sulla preparazione del supporto prima della posa, soprattutto quando il fondo è compatto o poco assorbente. 

La prima mano non deve essere pensata come finitura. Serve a creare corpo. Si applica con frattazzo o cazzuola, comprimendo bene il materiale nel supporto. In questa fase è importante non lisciare troppo: lo strato successivo deve trovare presa. La seconda mano corregge planarità, spessori e assorbimenti. Qui la granulometria diventa più fine e l’impasto più controllato. Ogni mano deve iniziare a tirare, ma non deve seccare completamente prima della successiva. Il lavoro migliore avviene quando gli strati riescono ancora a legarsi tra loro.

L’ultima mano è quella decisiva. Si stende sottile, con cocciopesto fine, e si lavora progressivamente mentre asciuga. Non bisogna avere fretta: la superficie va chiusa poco per volta, seguendo il momento giusto della presa. La finitura può essere:

  • spatolata, per superfici lisce e leggermente mosse;
  • frattazzata fine, per un effetto più naturale e minerale;
  • compattata a pietra, quando si vuole una superficie più chiusa, lucida e continua.

È questa compressione finale che dà al cocciopesto la sua qualità più riconoscibile: una superficie compatta, senza giunti, minerale, ma non plastificata.

Stesura del Cocciopesto sulla parete

Asciugatura, Protezione e Maturazione

Il cocciopesto non va lasciato asciugare troppo rapidamente. Sole diretto, vento, correnti d’aria e calore eccessivo possono compromettere la presa e provocare microfessure. Anche le indicazioni tecniche moderne raccomandano applicazioni tra circa +5 °C e +35 °C, evitando essiccazione rapida e sole diretto. Nei giorni successivi la superficie va protetta e, se necessario, leggermente nebulizzata. La calce ha bisogno di tempo. Il cocciopesto non “finisce” quando è asciutto al tatto: continua a maturare.

Quando la superficie è destinata a pareti, vasche decorative o finiture lisce, può essere trattata con protettivi naturali compatibili. Il sapone nero all’olio d’oliva lavora bene con materiali a base calce perché contribuisce a ridurre l’assorbimento superficiale. Le cere naturali, come la cera d’api o la cera di carnauba, possono essere usate su superfici verticali o decorative per aumentare protezione, profondità e morbidezza estetica.

Sui pavimenti, invece, bisogna essere più prudenti: le cere possono lucidare e proteggere, ma in zone ad alto calpestio rischiano di consumarsi, segnarsi o rendere la superficie scivolosa. In quel caso la vera protezione resta soprattutto la corretta composizione dell’impasto, la compattazione e la maturazione della superficie. La lavorazione del cocciopesto, quindi, non è una semplice posa. È una sequenza di scelte: granulometria, calce, acqua, tempi, pressione della mano, asciugatura e protezione finale. Ed è proprio questa somma di gesti tecnici che trasforma una miscela antica in una superficie durevole.

Il Maestro Danilo Dianti

Il Maestro Danilo Dianti Durante La Levigatura a Pietra del Cocciopesto

Condividi:

  • Facebook
  • X

Articoli Correlati

CATEGORIE

  • Bioedilizia (151)
  • Blog (400)
  • Domande e Risposte (148)
  • Guide e Consigli (4)
  • Storia (131)
  • Terre Naturali e Pigmenti (114)

RECENTI DA: Pitture Bio

Quali pigmenti illuminavano i dipinti di William Turner?

Quali pigmenti illuminavano i dipinti di William Turner?

Che colori sceglieva Caspar David Friedrich per i suoi paesaggi?

Che colori sceglieva Caspar David Friedrich per i suoi paesaggi?

Su quali pigmenti si fondava la pittura di Piero della Francesca?

Su quali pigmenti si fondava la pittura di Piero della Francesca?

Come nasceva la tavolozza di Gustav Klimt?

Come nasceva la tavolozza di Gustav Klimt?

Quali colori raccontano i dipinti di Frida Kahlo?

Quali colori raccontano i dipinti di Frida Kahlo?

Quali pigmenti diedero vita ai capolavori di Tiziano?

Quali pigmenti diedero vita ai capolavori di Tiziano?

Quali erano i pigmenti preferiti da Peter Paul Rubens?

Quali erano i pigmenti preferiti da Peter Paul Rubens?

Quali colori scelse Jacques-Louis David per i suoi dipinti?

Quali colori scelse Jacques-Louis David per i suoi dipinti?

Da quali colori nasceva la pittura di Salvador Dalí?

Da quali colori nasceva la pittura di Salvador Dalí?

Da quali pigmenti nascevano i dipinti di Kandinsky?

Da quali pigmenti nascevano i dipinti di Kandinsky?

I PIU’ LETTI

I Pigmenti Preferiti di Giotto
Terra di Siena: Storia e Usi di un Pigmento Antico
I Pigmenti Preferiti di Pablo Picasso
10 Opere che Hanno Reso Celebre il Blu Cobalto
Terra Ocra: il Primo Colore della Storia
Su quali pigmenti si fondava la pittura di Piero della Francesca?
I Pigmenti Preferiti di Gustav Klimt
I Pigmenti Preferiti di Piero della Francesca
Cennino Cennini: Maestro dei Pigmenti Naturali
I 10 Pigmenti Coloranti più Pregiati (e Costosi)
Popolare
  • Pigmenti preferiti di William Turner
    Quali pigmenti illuminavano i dipinti di William Turner...in: Domande e Risposte
  • Ocra naturale pigmento
    Terra Ocra: il Primo Colore della Storiain: Blog, Terre Naturali e Pigmenti
  • Verona città del verde
    Terra di Verona – Il Verde Anticoin: Blog, Terre Naturali e Pigmenti
  • Natural Pigments copertina
    Le Lavorazioni Tradizionali Delle Terre Naturaliin: Bioedilizia, Blog
  • Colori d'italia
    Le Terre Coloranti d’Italiain: Bioedilizia, Blog
  • Storia del colore di torino
    I Colori Dell’Antica Torinoin: Blog, Storia
  • Nascita e Storia del Giallo Piemontein: Blog, Storia
  • I colori del giappone antico
    I Colori dell’Antico Giapponein: Blog, Storia
  • I Colori dellantica india
    I Colori dell’Antica Indiain: Blog, Storia
  • I Colori del Rinascimento featured
    I Colori Del Rinascimentoin: Blog, Storia
  • colori medievali
    I Colori Del Medioevoin: Blog, Storia
  • I Colori dellantica roma
    I Colori dell’Antica Romain: Blog, Storia
  • I Colori dell'antica grecia
    I Colori dell’Antica Greciain: Blog, Storia
  • I Colori dell'antico egitto
    I Colori Degli Antichi Egiziin: Blog, Storia
  • Le Grotte di Lascaux
    I Colori Della Preistoriain: Blog, Storia

LO STORE DI PITTURE BIO

Strada del Drosso 110/9
10135 – Torino (TO)

Tel. 011-5849722 – 335.303185

Email. info@pitturebio.it

Orari di Apertura

Lun-Ven: 9:00-18:00
Sab: 10:00-13:00 (su appuntamento)
Dom: closed

LA NOSTRA RETE

Tadelakt.it

Athena-Art.it 

TorinoDecor.it

NinoLonghitano.it

© Copyright - Pitture Bio created by OhmNet - Enfold WordPress Theme by Kriesi
  • Facebook
  • Instagram
Scorrere verso l’alto