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  • Il Palombaro Lungo di Matera

Il Palombaro Lungo di Matera: La Grande Cisterna in Cocciopesto

La Cattedrale Sotterranea dell’Acqua

Sotto una delle piazze più frequentate di Matera si nasconde una struttura che per decenni è rimasta quasi dimenticata. Chi attraversa oggi Piazza Vittorio Veneto vede una normale piazza cittadina. Pochi immaginano che sotto i propri piedi si estenda una gigantesca cisterna capace di contenere milioni di litri d’acqua. La sua storia non parla soltanto di ingegneria idraulica. Racconta anche il ruolo di un materiale antico che ha accompagnato l’architettura mediterranea per oltre duemila anni: il cocciopesto. Per comprendere perché il Palombaro Lungo sia diventato una delle opere più sorprendenti di Matera bisogna però partire da molto prima della sua costruzione, quando gli abitanti della città si trovarono ad affrontare un problema che avrebbe influenzato ogni aspetto della loro vita.

Matera, Una Grande Città Senza Fiumi

Il Problema dell’Acqua

Molto prima della costruzione del Palombaro Lungo, Matera aveva già imparato a convivere con un problema che avrebbe accompagnato la città per tutta la sua storia. L’acqua era preziosa. Le prime tracce di presenza umana nell’area risalgono al Paleolitico e fanno dei Sassi uno degli insediamenti abitati più antichi d’Europa. Per migliaia di anni uomini e donne hanno sfruttato le caratteristiche della calcarenite locale, una roccia sufficientemente tenera da poter essere scavata e trasformata in abitazioni, depositi e ambienti di servizio.

Quando i Lucani fondarono la città di Matera attorno al IV secolo a.C., il rapporto con la roccia era già parte della vita quotidiana. I Romani che arrivarono successivamente continuarono a utilizzare questo patrimonio di conoscenze, ampliando l’insediamento e integrandolo nella rete urbana dell’Italia meridionale. Nei secoli successivi la città passò sotto il controllo di Bizantini, Longobardi, Normanni, Svevi e Aragonesi. Ogni dominazione lasciò edifici, fortificazioni e chiese. Molto meno visibili sono invece le opere che si svilupparono sotto le strade e sotto le abitazioni.

Matera vista della città

Mentre la città cresceva in superficie, nel sottosuolo prendeva forma una rete sempre più complessa di cisterne, canali e ambienti destinati alla raccolta dell’acqua. La ragione era semplice. Matera non disponeva di grandi fiumi in grado di garantire un approvvigionamento costante. Le piogge rappresentavano una risorsa fondamentale e ogni generazione cercò di migliorare i sistemi esistenti per raccoglierle e conservarle.

Con il passare dei secoli nacque così una vera architettura dell’acqua. Le abitazioni erano collegate a cisterne private, i quartieri disponevano di sistemi di raccolta comuni e le acque meteoriche venivano convogliate attraverso percorsi studiati con attenzione. Il Palombaro Lungo non nasce quindi come un’opera isolata. Rappresenta il punto di arrivo di una tradizione iniziata molto tempo prima, il risultato più spettacolare di una città che per oltre duemila anni ha imparato a trasformare la scarsità d’acqua in una straordinaria capacità di conservarla.

Il Palombaro Lungo

Una Cattedrale Sotterranea Rivestita di Cocciopesto

Chi osserva Piazza Vittorio Veneto fatica a immaginare ciò che si trova sotto il livello stradale. Al di sotto della piazza si apre infatti un enorme ambiente scavato nella roccia, frutto di secoli di interventi, ampliamenti e collegamenti tra cisterne più antiche. Il risultato finale è il Palombaro Lungo, una struttura che oggi viene considerata una delle più grandi opere idrauliche storiche realizzate a Matera. La forma attuale non appartiene a un’unica epoca.

Vista dall'altro della cisterna del Palombaro Lungo

Gli studi storici indicano che il complesso si sviluppò gradualmente tra il XVI e il XIX secolo, incorporando ambienti precedenti e adattandosi alle necessità di una città in continua crescita. L’assetto definitivo viene generalmente collocato nella seconda metà dell’Ottocento, quando il sistema raggiunse le dimensioni che possiamo ancora osservare oggi. Alcuni numeri aiutano a comprendere la scala dell’opera:

  • Capacità stimata: circa 5 milioni di litri d’acqua.
  • Posizione: sotto l’attuale Piazza Vittorio Veneto, nel centro storico di Matera.
  • Funzione: raccolta e conservazione delle acque destinate alla città.
  • Tipologia: grande cisterna ipogea scavata nella calcarenite.

La presenza di una struttura simile non deve sorprendere. Per secoli Matera ha dovuto affrontare una disponibilità idrica limitata e spesso irregolare. In assenza di grandi corsi d’acqua, conservare le precipitazioni diventava una necessità quotidiana. Ogni ampliamento del sistema idrico rappresentava quindi un investimento sulla sopravvivenza stessa della comunità.

C’è però un aspetto che rende il Palombaro Lungo particolarmente interessante per la storia dei materiali. Le pareti della cisterna non furono lasciate a contatto diretto con la roccia. Gli ambienti destinati a contenere l’acqua vennero rivestiti con cocciopesto, un materiale impermeabilizzante conosciuto nel Mediterraneo da oltre duemila anni. Il suo impiego rispondeva a esigenze molto precise:

  • Limitare le dispersioni d’acqua, impedendo alla calcarenite di assorbire lentamente il contenuto della cisterna.
  • Proteggere le superfici interne, rendendole più resistenti al contatto continuo con l’acqua.
  • Migliorare la durabilità dell’opera, riducendo problemi di infiltrazione e degrado.
  • Garantire la funzionalità del sistema nel lungo periodo, anche in presenza di grandi volumi d’acqua.

La scelta del cocciopesto racconta qualcosa di interessante. Quando il Palombaro Lungo raggiunge la sua configurazione definitiva, il mondo dell’edilizia dispone già di numerose tecniche costruttive. Eppure, per impermeabilizzare una delle più importanti riserve idriche della città, si continua a utilizzare una soluzione che affonda le proprie radici nell’antichità. Non si trattava di una tradizione mantenuta per abitudine. Era una tecnologia che aveva dimostrato la propria efficacia per secoli in cisterne, acquedotti, porti e impianti termali distribuiti in tutto il Mediterraneo.

Passerella all'interno della cistarna di Matera

Anche il funzionamento dell’opera riflette questa lunga esperienza. Le acque meteoriche venivano raccolte attraverso una rete di canali e convogliate verso il sistema di accumulo. Prima di raggiungere la grande cisterna attraversavano ambienti destinati alla decantazione, riducendo la quantità di sedimenti trasportati dall’acqua. Il Palombaro Lungo non era quindi soltanto un enorme serbatoio sotterraneo. Era il punto finale di una complessa infrastruttura urbana progettata per raccogliere, filtrare e conservare una delle risorse più preziose per la città.

La Riscoperta del 1991

La Riapertura del Gigante Sotterraneo

Per gran parte del Novecento il Palombaro Lungo rimase quasi dimenticato. L’arrivo dell’Acquedotto Pugliese aveva reso meno importante il sistema storico di raccolta dell’acqua e la gigantesca cisterna nascosta sotto Piazza Vittorio Veneto scomparve lentamente dalla memoria della città. La situazione cambiò nel 1991, quando lo studioso materano Enzo Viti riportò all’attenzione pubblica l’enorme serbatoio sotterraneo. Le prime esplorazioni avvennero quando la cisterna conteneva ancora una notevole quantità d’acqua e contribuirono a rivelare uno degli spazi ipogei più sorprendenti di Matera.

La riscoperta arrivò in un momento particolarmente importante per la città. Pochi anni dopo, nel 1993, i Sassi di Matera sarebbero entrati a far parte del patrimonio mondiale UNESCO, attirando l’attenzione internazionale su un patrimonio storico che non si trovava soltanto nelle abitazioni scavate nella roccia, ma anche sotto le strade e le piazze. Oggi il Palombaro Lungo è visitabile e rappresenta una delle testimonianze più affascinanti dell’ingegneria idraulica materana. Per chi si interessa di materiali storici, però, la visita offre anche un’altra opportunità: osservare da vicino una delle più grandi opere moderne dove il cocciopesto ha continuato a svolgere la stessa funzione che aveva già nei porti, nelle terme e nelle cisterne dell’antichità.

FONTI: palombarolungo.it – sassidimatera.net – ita.travel – commons.wikimedia.org

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