Da dove nascevano i colori delle case nell’antica Roma?
Per gli antichi Romani il colore non usciva da un contenitore. Cominciava quasi sempre da una cava. Le terre colorate venivano estratte, lasciate asciugare e poi rotte in pezzi sempre più piccoli. Seguivano la macinazione, il lavaggio e la decantazione, operazioni che permettevano di eliminare gran parte delle impurità e ottenere una polvere fine, pronta per essere utilizzata.
A seconda della terra cambiava anche il colore. Dalle aree vulcaniche della Campania arrivavano pigmenti come il Rosso Pozzuoli e il Rosso Ercolano. In altre zone si estraevano ocre gialle, terre d’ombra e pigmenti neri naturali utilizzati nelle decorazioni e nelle pitture murali. La polvere ottenuta veniva infine mescolata con latte di calce, creando una pittura minerale capace di penetrare nell’intonaco invece di formare una pellicola sulla superficie.
Il procedimento può sembrare semplice, ma bastava cambiare la qualità della terra, la finezza della macinazione o la quantità di calce per ottenere un risultato completamente diverso. È questo che rende così affascinanti le pitture romane. Dietro ogni parete colorata non c’era un prodotto industriale, ma un materiale che pochi giorni prima era ancora una roccia o una terra estratta dal suolo.



