Come si capisce se una pittura può rilasciare VOC?
Il primo indizio non è l’odore. È l’etichetta. Una pittura può sembrare pulita, bianca, “all’acqua”, magari anche quasi senza odore. Ma per capire se può rilasciare VOC bisogna guardare cosa dichiara il produttore nella scheda tecnica e nella scheda di sicurezza.
Il dato più chiaro è il valore espresso in g/L, cioè grammi per litro. Quando si legge “VOC: 30 g/L”, “VOC: 5 g/L” o “VOC < 1 g/L”, si sta guardando la quantità di composti organici volatili dichiarata per quel prodotto. Più il valore è basso, meglio è, soprattutto per camere da letto, scuole, studi medici o case poco ventilate.
Poi bisogna fare attenzione alle parole tecniche. Termini come acrylic polymer dispersion, vinyl resin, resina acrilica, resina vinilica, additivi filmogeni, plastificanti, stabilizzanti, coalescenti o film forming agents indicano che la pittura lavora formando un film sintetico sulla parete. Non vuol dire automaticamente che sia pericolosa, ma ci dice che non siamo davanti a una pittura minerale semplice.
Anche le pitture “senza solventi” vanno lette bene. A volte non contengono solventi tradizionali, ma usano altri additivi per migliorare applicazione, conservazione, lavabilità o formazione del film. Per questo non basta fidarsi di parole come ecologica, naturale, traspirante o senza odore. Bisogna cercare i numeri, leggere gli ingredienti principali e capire il tipo di legante. Una pittura che rilascia poco dovrebbe dichiararlo chiaramente. Se invece tutto resta vago, con molte promesse e poche informazioni, è già un segnale da non sottovalutare.


