Qual era la tavolozza dei colori dell’Impero Maya?
Se oggi entrassimo nella bottega di un pittore maya, non troveremmo colori industriali o sostanze artificiali. Sul banco vedremmo terre, minerali, carbone, calce e alcuni coloranti ottenuti da piante e insetti.
Le tonalità più comuni erano quelle delle ocre gialle e rosse, ricavate da terre ricche di ossidi di ferro. Per il nero bastava il carbone vegetale, mentre il bianco proveniva dalla calce o da rocce calcaree finemente macinate.
Accanto a questi pigmenti naturali comparivano materiali molto più particolari. Il più famoso è senza dubbio il Blu Maya, ottenuto unendo l’indaco con una speciale argilla chiamata palygorskite. Ancora oggi è considerato uno dei pigmenti più resistenti mai prodotti nel mondo antico.
Per alcune decorazioni venivano utilizzati anche rossi ottenuti dalla cocciniglia, un piccolo insetto che forniva un colorante di grande intensità, destinato soprattutto a tessuti, manoscritti e oggetti di pregio.
La tavolozza dei Maya non era ampia come quella moderna, ma sfruttava al meglio le risorse disponibili. È proprio questa conoscenza dei materiali ad aver lasciato in eredità alcuni dei colori più straordinari dell’antichità, molti dei quali sono arrivati fino a noi dopo oltre mille anni.



