Perché Teofrasto è importante nella storia delle terre e dei minerali?

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Teofrasto arriva molto prima dei manuali moderni di mineralogia. Nel trattato Perì líthon, conosciuto in latino come De Lapidibus, prova a descrivere pietre, minerali, metalli e terre non solo per il loro aspetto, ma per le loro qualità. Colore, durezza, peso, densità, luogo di provenienza, comportamento al fuoco, uso pratico.

Per chi studia i pigmenti naturali, questa cosa è importante. Teofrasto parla anche delle terre colorate, delle ocre, dei rossi minerali, dei materiali che potevano servire per dipingere, tingere, medicare, costruire o lavorare in bottega. Non usa naturalmente la chimica che usiamo oggi. Non distingue ematite, goethite o ossidi di ferro come farebbe un laboratorio moderno. Però guarda già le terre come materiali da riconoscere, classificare e scegliere.

Nel Perì líthon compaiono terre particolari per colore, finezza, densità o uso. Le terre rosse, indicate spesso sotto nomi legati alla miltos, comprendono materiali diversi che oggi potremmo separare meglio: ocre rosse naturali, terre ricche di ossidi di ferro, ematiti e anche pigmenti ottenuti dalla cottura di terre gialle. Questa classificazione antica non è perfetta, ma ha influenzato per secoli il modo di nominare le terre colorate. Alcuni studi moderni ricordano proprio come l’autorità di Teofrasto abbia pesato nella lunga storia dei nomi dati alle terre rosse e gialle.

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