Con quali colori dipingevano gli antichi Egizi?
Gli Egizi non usavano colori messi a caso. Ogni tinta aveva una materia precisa, e spesso anche un significato.
Il bianco veniva da gesso, calcite o altri minerali chiari. Serviva per fondi, vesti, dettagli luminosi. Il nero arrivava dal carbone o da materiali carboniosi, ed era usato per capelli, contorni, occhi, iscrizioni, particolari grafici.
I rossi e i gialli erano colori di terra. Le ocre rosse, ricche di ossidi di ferro, davano corpi, volti maschili, decorazioni, campiture calde. Le ocre gialle servivano per incarnati femminili, ornamenti, fondi e dettagli più chiari. Questa differenza tra pelle maschile più scura e pelle femminile più chiara si vede in molte pitture tombali, anche se non va letta come una regola assoluta per ogni epoca.
Il verde veniva spesso dalla malachite, un minerale di rame. Era un colore importante, legato alla vegetazione, alla rinascita, alla vita che ritorna. Il blu era ancora più speciale. Gli Egizi produssero il blu egizio, uno dei primi pigmenti artificiali della storia, ottenuto cuocendo sabbia silicea, rame, calcio e un fondente alcalino. Il British Museum lo indica come il principale pigmento blu usato nelle pitture egizie e sulle superfici scolpite.
Le analisi moderne confermano questa tavolozza fatta di minerali: ocre, malachite, nero carbone, calcite, orpimento in alcuni casi, e leganti come la gomma arabica su supporti lignei o pittorici. Quello che colpisce è la pulizia del sistema. Pochi colori, ma molto riconoscibili. Terra, rame, carbone, calce, gesso. Con questi materiali gli Egizi costruirono una pittura che non cercava l’ombra realistica, ma chiarezza, ordine e durata.



