Che colori usavano negli affreschi del Rinascimento?

I Colori del rinascimento

Negli affreschi del Rinascimento il colore nasceva prima di tutto dalla calce. Il pittore lavorava sull’intonaco fresco, steso a piccole parti, le famose giornate. Il pigmento entrava nella superficie mentre la calce asciugava e carbonatava. Non restava solo appoggiato sopra. Per questo l’affresco, quando era fatto bene, poteva durare secoli.

La tavolozza di base era fatta di colori abbastanza sicuri: ocre gialle, ocre rosse, terre brune, terra verde, nero carbone, bianco di calce. Erano pigmenti minerali, adatti a sopportare l’alcalinità della calce e il lavoro sul muro fresco. Per i rossi più intensi si poteva usare il cinabro, ma non sempre direttamente a fresco. Per i blu il discorso era ancora più delicato. L’azzurrite e l’oltremare naturale erano preziosi, ma spesso venivano applicati a secco, sopra l’affresco già asciutto, con un legante diverso. Anche certi verdi a base di rame richiedevano attenzione, perché non tutti i pigmenti reggevano bene dentro la calce.

Questo spiega perché molti affreschi rinascimentali hanno perso proprio alcune parti blu o verdi. Non sempre erano fissate nello stesso modo delle terre naturali. Le terre, invece, sono rimaste più fedeli: rossi morbidi, gialli caldi, incarnati costruiti con ocra e calce, ombre brune, fondi verdi. Basta pensare alle grandi pareti dipinte da Masaccio, Piero della Francesca, Ghirlandaio, Signorelli, Michelangelo. Dietro la bellezza delle figure c’era una conoscenza molto pratica: quale pigmento reggeva sulla calce, quale andava dato a secco, quale cambiava colore, quale costava troppo per essere sprecato.

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