Che colori si usavano nel Medioevo per muri, chiese e decorazioni?
Il Medioevo non era scuro come spesso lo immaginiamo. Le chiese, gli intonaci, le sculture, i manoscritti, gli stemmi e molte architetture erano pieni di colore. Oggi vediamo pietra nuda, affreschi consumati, facciate spente. Ma in origine molte superfici erano dipinte, velate, dorate, decorate.
I colori più comuni erano quelli che un artigiano poteva trovare o preparare con una certa facilità: ocre rosse, ocre gialle, terre brune, nero carbone, bianco di calce o di gesso. Erano pigmenti adatti agli intonaci, abbastanza stabili e compatibili con il lavoro murale. In pitture murali medievali del XV secolo a Siviglia, per esempio, le analisi hanno identificato ocra rossa, ocra gialla, azzurrite, pigmenti verdi rameici, nero carbone e calce come legante.
Accanto a questi c’erano colori più costosi. Il cinabro dava rossi intensi. L’azzurrite era usata per molti blu. Il lapislazzuli, da cui si ricavava l’oltremare naturale, era prezioso e non si sprecava su qualunque superficie. Il verdepoteva venire da terre verdi, malachite o composti del rame. Nei manoscritti miniati compaiono anche oro, vermiglione, orpimento e oltremare, materiali scelti per dare forza e prestigio all’immagine.
Sui muri il discorso era più pratico. La calce, l’intonaco fresco o asciutto, il tipo di supporto e l’umidità decidevano molto. Non tutti i pigmenti reggevano bene sulla calce. Alcuni colori andavano applicati a secco, con leganti diversi, proprio perché troppo delicati. Per questo il colore medievale non va pensato solo come pittura artistica. Era muratura, intonaco, bottega, devozione, luce di candela, facciate dipinte, vetrate, stoffe, stemmi. Un mondo molto più colorato di quello che resta oggi sulle pietre consumate.



