Quali colori rivestivano le case, le ville e gli edifici dell’antica Roma?

Colori dell'impero romano

Oggi vediamo pietra consumata, marmi scoloriti, mattoni, rovine aperte al cielo. Ma nelle case, nelle ville, nei templi e nelle terme dell’Antica Roma il colore era molto presente. Pareti intonacate, zoccolature, colonne dipinte, pavimenti in cocciopesto, marmi colorati, mosaici, stucchi, cornici e finte architetture. La base era fatta di pigmenti minerali e terre naturali: ocre rosse, ocre gialle, terre brune, nero carbone, bianco di calce o di gesso. Erano colori stabili, abbastanza reperibili, adatti agli intonaci e alla pittura murale.

Poi c’erano i colori più ricercati. Il cinabro dava un rosso intenso, costoso, usato nelle decorazioni più importanti. Il blu egizio era molto diffuso nel mondo romano, soprattutto per fondi, dettagli, cieli, ombre fredde e decorazioni. I verdi potevano venire da minerali di rame, come la malachite o altri composti simili. In alcuni casi comparivano anche pigmenti più delicati, da usare con attenzione perché non tutti resistevano bene alla calce.

A Pompei ed Ercolano si vede ancora bene quanto il colore fosse parte della vita quotidiana. Non solo nelle ville più ricche. Anche una stanza piccola poteva avere una zoccolatura rossa, un fondo giallo, una cornice nera, un fregio dipinto, una parete che imitava marmo o architetture immaginarie. Il colore romano serviva a decorare, certo. Ma serviva anche a trasformare lo spazio. Una parete poteva sembrare più grande, più preziosa, più profonda. Un intonaco povero poteva diventare finto marmo. Una stanza buia poteva prendere luce da un giallo caldo o da un rosso profondo.

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