Quali sono stati i primi colori usati dall’uomo?

Primi colori della storia

Prima dei nomi dei colori, c’erano le terre. Un pezzo di ocra raccolto da terra, una pietra rossa che lasciava il segno, un carbone spento dal fuoco. Da materiali così semplici sono nati i primi colori dell’uomo. Non c’erano tubetti, tavolozze, ricette scritte. C’era la mano, la parete, il bisogno di lasciare un segno.

Le ocre sono tra i pigmenti più antichi che conosciamo. Ocre rosse, gialle, brune. Il rosso veniva spesso dall’ematite, il giallo da terre ricche di ossidi di ferro. Il nero arrivava dal carbone o dal manganese. Il bianco, quando compariva, poteva essere dato dalla pietra stessa, dall’argilla chiara, da minerali calcarei.

A Blombos Cave, in Sudafrica, sono stati trovati resti di una miscela con ocra lavorata circa 100.000 anni fa. Non era terra usata per caso. Qualcuno l’aveva macinata, mescolata, preparata. Nelle grotte di Lascaux, in Francia, molti animali furono dipinti con rossi, gialli, bruni e neri. Pochi colori, ma usati con grande forza. Anche a Chauvet e ad Altamira ritroviamo questa stessa famiglia: terra rossa, carbone, minerali scuri, superfici naturali della roccia.

Le ocre hanno accompagnato l’uomo per un motivo semplice. Si trovavano facilmente, si lavoravano con pochi gesti e resistevano nel tempo. Non erano colori poveri. Erano colori affidabili. La storia della pittura comincia così: con la terra nelle mani e una parete davanti.

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