A quasi 50.000 anni di distanza, gli archeologi stanno ancora cercando di capire perché alcune comunità preistoriche dedicassero tanto tempo a procurarsi una semplice terra rossa. Non era un metallo raro. Non era una pietra preziosa. Non serviva per costruire utensili o armi. Eppure, in quella che oggi è Eswatini, nell’Africa australe, gruppi umani tornarono più volte nello stesso luogo per estrarre un pigmento ricco di ferro da una collina che dominava il paesaggio circostante. La scoperta emerge da una ricerca pubblicata nel 2024 su Nature Communications, dedicata a uno dei più antichi siti minerari conosciuti al mondo. La domanda che accompagna gli studiosi non riguarda soltanto l’età della miniera. Riguarda soprattutto il valore attribuito al colore. Perché migliaia di anni prima della scrittura, dell’agricoltura e delle grandi civiltà, qualcuno aveva già deciso che quel rosso meritava di essere cercato, scavato e trasportato.
Dove Veniva Estratta L’Ocra Rossa
Durante la Preistoria
Nel paesaggio collinare di Ngwenya, Eswatini, si trova una cavità conosciuta come Lion Cavern. Da fuori non appare particolarmente diversa da molte altre aperture presenti nelle rocce della zona. La sua importanza è emersa soltanto quando gli archeologi hanno iniziato a studiare ciò che si trovava all’interno. Le pareti conservavano infatti abbondanti concentrazioni di minerali utilizzati per ottenere ocra rossa.
Per lungo tempo si è discusso se queste tracce fossero il risultato di raccolte occasionali oppure di una vera attività estrattiva. La nuova ricerca affronta proprio questo problema. Gli studiosi hanno confrontato materiali provenienti dalla grotta con campioni raccolti in numerosi siti archeologici della regione, cercando di ricostruire la provenienza dei pigmenti utilizzati dalle comunità della tarda Età della Pietra. Alcuni risultati sono particolarmente interessanti:
- L’ocra proveniente da Lion Cavern presenta caratteristiche riconoscibili;
- Lo stesso materiale compare in siti anche lontani dal giacimento;
- L’utilizzo si estende per migliaia di anni;
- Alcune varietà risultano ricercate più di altre.
Quest’ultimo punto merita attenzione. Le popolazioni preistoriche non sembrano aver utilizzato qualsiasi terra colorata disponibile. Alcuni tipi di ocra venivano scelti con maggiore frequenza, probabilmente per il colore, la brillantezza o la facilità di lavorazione. Fra i minerali individuati compaiono soprattutto forme ricche di ferro come ematite e specularite, capaci di produrre tonalità rosse particolarmente intense. L’immagine che emerge è diversa da quella tradizionale. Non si tratta di gruppi umani che raccolgono casualmente un pigmento trovato lungo il cammino. La ricerca suggerisce una conoscenza precisa dei giacimenti e delle caratteristiche dei materiali disponibili. In altre parole, quasi 48.000 anni fa alcune comunità sapevano già dove trovare il rosso migliore.
Seguire il Viaggio dell’Ocra Rossa
L’Analisi su Campioni Provenienti da Diversi Siti
La parte più interessante della ricerca non riguarda la miniera. Riguarda ciò che è accaduto dopo l’estrazione. Per capire quanto fosse importante l’ocra di Lion Cavern, gli autori non si sono limitati a studiare il giacimento. Hanno confrontato campioni provenienti da 15 siti archeologici distribuiti lungo circa 22 chilometri del Ngwenya Massif, nella regione occidentale di Eswatini. L’obiettivo era semplice solo in apparenza: capire da dove proveniva l’ocra utilizzata dalle comunità della tarda Età della Pietra.
Per riuscirci sono stati analizzati 173 campioni, provenienti sia dai giacimenti naturali sia dai siti archeologici. I risultati hanno mostrato che non tutte le ocre venivano trattate allo stesso modo. Alcune varietà compaiono frequentemente in contesti archeologici molto distanti dai luoghi di estrazione. Altre, pur essendo disponibili, risultano utilizzate raramente. Questo suggerisce che le comunità preistoriche operassero una selezione consapevole del materiale. Fra le tipologie più ricercate compaiono soprattutto:
- Ematite, responsabile delle tonalità rosso intenso;
- Specularite, una varietà ricca di ematite con una caratteristica lucentezza metallica;
- Ocre ferruginose particolarmente ricche di pigmento.
Lo studio evidenzia inoltre un altro elemento importante. Le stesse caratteristiche mineralogiche ricompaiono in siti abitati in epoche differenti. In altre parole, la scelta di determinati materiali non sembra essere stata casuale o temporanea. Le preferenze si mantengono nel tempo, suggerendo la trasmissione di conoscenze tra generazioni.Gli autori utilizzano un’espressione molto interessante per descrivere questo fenomeno: “ochre communities of practice”. Con questa definizione indicano gruppi umani che condividevano competenze, criteri di selezione e conoscenze legate all’approvvigionamento dell’ocra. Non si tratta ancora di miniere organizzate nel senso moderno del termine, ma neppure di semplici raccoglitori occasionali.
Le evidenze raccolte indicano qualcosa di più complesso. Per migliaia di anni le comunità della regione hanno continuato a frequentare gli stessi giacimenti, riconoscendo la qualità di determinati materiali e preferendoli ad altri disponibili nelle vicinanze. La ricerca propone quindi una lettura diversa dell’ocra. Non soltanto una terra colorata. Ma una materia prima conosciuta, selezionata e probabilmente scambiata all’interno di una rete di relazioni che precede di decine di migliaia di anni la nascita delle prime città.
Un Colore che Non è Mai Scomparso
Le conclusioni della ricerca vanno oltre la semplice identificazione di un’antica miniera. Secondo gli autori, le evidenze raccolte mostrano che le comunità della regione conoscevano bene le diverse qualità di ocra disponibili e continuavano a frequentare determinati giacimenti nel corso del tempo. Non si trattava soltanto di trovare una terra colorata, ma di sapere quale scegliere e dove trovarla. Questa osservazione rende ancora più interessante la storia dell’ocra rossa.
Molti pigmenti hanno avuto periodi di grande diffusione per poi scomparire o essere sostituiti. L’ocra ha seguito un percorso diverso. Dalle comunità preistoriche dell’Africa australe alle pitture egizie, dalle ville romane agli intonaci tradizionali, continua a comparire con sorprendente regolarità. Non era il rosso più brillante. Non era il più raro. Non era nemmeno il più costoso. Era semplicemente disponibile, stabile e affidabile. Forse è proprio questa la ragione della sua straordinaria longevità.
Quando gli abitanti di Lion Cavern scavavano per ottenere ocra quasi 48.000 anni fa, stavano utilizzando un pigmento che sarebbe rimasto il principale rosso naturale dell’umanità per decine di migliaia di anni. Per approfondire la ricerca completa: Ochre Communities of Practice in Stone Age Eswatini (Nature Communications, 2024) Studio realizzato da un gruppo internazionale di ricercatori della Lund University, della Aarhus University, della University of Eswatini e di altre istituzioni impegnate nello studio archeologico del complesso minerario di Ngwenya.
Fonti: nature.com – iflscience.com – dailymaverick.co.za – thetravel.com






