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  • Necropoli di Abydos

L’Adobe dell’Antico Egitto: Le Tecniche Costruttive in Terra Cruda

lo Studio sulla Tomba di Meret-Neith

Le grandi strutture in pietra dell’antico Egitto hanno attraversato i millenni molto meglio delle costruzioni in terra cruda, ed è anche per questo che spesso si dimentica quanto l’adobe fosse in realtà il materiale più utilizzato nella vita quotidiana egizia. Intere città, magazzini, mura e complessi funerari venivano realizzati con mattoni essiccati al sole preparati usando il limo del Nilo e materiali reperiti direttamente lungo il territorio circostante. Negli ultimi anni alcune ricerche stanno tornando a studiare queste architetture con strumenti molto diversi rispetto all’archeologia tradizionale. Modelli digitali, rilievi tridimensionali e fotogrammetria permettono infatti di leggere le murature quasi come un vero cantiere ancora aperto, cercando di capire come i mattoni venissero posati, organizzati e adattati alle strutture funerarie. Lo studio dedicato alla tomba della regina Meret-Neith ad Abydos nasce proprio da questo approccio. Attraverso strumenti digitali e analisi delle murature in mudbrick, la ricerca prova a ricostruire il funzionamento delle costruzioni in adobe dell’Egitto delle prime dinastie, mostrando quanto queste tecniche fossero già avanzate oltre cinquemila anni fa.

Lo Studio delle Costruzioni in Adobe

La ricerca è stata realizzata nel 2025 da Julia Strasser presso la Technische Universität Wien, all’interno dell’Institut für Architekturwissenschaften, sotto la supervisione del professor Peter Ferschin. Lo studio si concentra sulla tomba della regina Meret-Neith ad Abydos, una delle figure più antiche e discusse delle prime dinastie egizie, vissuta attorno al 3000 a.C. L’aspetto più interessante del lavoro è il tentativo di leggere le murature in adobe non soltanto come resti archeologici, ma come vere tracce di un processo costruttivo ancora interpretabile attraverso strumenti digitali moderni. La ricerca utilizza infatti rilievi tridimensionali, fotogrammetria e modellazione parametrica per ricostruire disposizione, geometria e logica delle murature in mattoni crudi.

Mappa della zona della ricerca

Dallo studio emerge molto chiaramente quanto l’adobe fosse centrale nell’architettura egizia più antica. La pietra, almeno in questa fase storica, rappresentava ancora un materiale limitato soprattutto agli elementi monumentali o simbolici, mentre la maggior parte delle strutture veniva costruita utilizzando terra del Nilo essiccata al sole. I mattoni erano ottenuti da impasti relativamente semplici, preparati con limo, sabbie e fibre vegetali, poi lasciati asciugare lentamente nel clima caldo e secco dell’Alto Egitto. Ma proprio questa apparente semplicità nascondeva una conoscenza molto precisa del comportamento della terra cruda. Le murature analizzate nella tomba mostrano infatti organizzazioni regolari dei corsi, variazioni dimensionali controllate e una logica costruttiva pensata per distribuire peso e stabilità.

Vista dall'alto di una delle sezioni analizzate

La ricerca insiste molto anche sul rapporto tra materiale e clima. Le grandi masse in adobe non servivano soltanto a costruire rapidamente, ma creavano pareti capaci di accumulare lentamente il calore durante il giorno e rilasciarlo gradualmente durante la notte. In pratica, una forma di regolazione termica passiva che oggi viene nuovamente studiata anche nella bioedilizia contemporanea. Ed è probabilmente proprio questo uno degli aspetti più sorprendenti dello studio: strumenti digitali avanzatissimi vengono utilizzati per comprendere tecniche costruttive basate quasi interamente su terra, acqua, sole e materiali naturali locali.

Come Venivano Preparati i Mattoni Crudi Egizi

Una delle parti più interessanti della ricerca riguarda il modo in cui gli autori hanno analizzato le murature in adobe cercando di capire non solo la forma della tomba, ma anche il comportamento reale dei mattoni crudi utilizzati oltre cinquemila anni fa. Attraverso rilievi digitali, fotogrammetria e sezioni tridimensionali, lo studio mostra che le murature della tomba di Meret-Neith non erano costruite con elementi completamente standardizzati. I mudbrick presentano infatti differenze nelle dimensioni, nella densità e perfino nella composizione dell’impasto. La ricerca spiega che i mattoni erano realizzati principalmente utilizzando:

  • Limo del Nilo;
  • Argille;
  • Sabbie fini;
  • Inclusioni organiche e fibre vegetali.

Ed è proprio la presenza delle fibre una delle parti più interessanti dello studio. Gli autori sottolineano infatti che paglia e materiali vegetali non servivano soltanto come semplice riempitivo, ma aiutavano a controllare il ritiro durante l’asciugatura, limitando crepe e deformazioni dei mattoni. Anche la componente sabbiosa aveva un ruolo importante.

Vista 3D di Una delle Sezioni Analizzate

Vista 3D di Una delle Sezioni Analizzate

Le sabbie fini miglioravano stabilità e comportamento dell’impasto, riducendo la tendenza delle argille pure a deformarsi durante l’essiccazione sotto il sole del deserto. La ricerca mostra inoltre che non tutti i mattoni in terra cruda della tomba erano identici. Alcuni presentano quantità differenti di inclusioni vegetali o variazioni granulometriche, aspetto che secondo gli autori potrebbe indicare:

  • Diverse fasi costruttive;
  • Produzioni realizzate in momenti differenti;
  • Approvvigionamenti provenienti da aree diverse del territorio di Abydos.

Molto interessante anche il rapporto tra materiale e struttura architettonica. Le pareti in adobe della tomba raggiungevano spessori enormi, creando masse murarie capaci di accumulare lentamente il calore durante il giorno e rilasciarlo gradualmente nelle ore notturne.

Schema dei Componenti delle Mura

Schema dei Componenti delle Mura

In pratica un sistema di regolazione termica passiva ottenuto quasi esclusivamente con terra cruda e materiali locali. Gli autori insistono molto sul fatto che queste murature non possano essere interpretate con la logica dell’edilizia moderna industriale. L’adobe egizio era un materiale vivo, fortemente influenzato:

  • Dal contenuto d’acqua;
  • Dalla qualità del limo;
  • Dalla quantità di fibre;
  • Dall’essiccazione;
  • Dal clima desertico.

Ed è proprio per questo che la ricerca utilizza strumenti digitali molto avanzati. Deformazioni, leggere irregolarità e variazioni nei corsi murari diventano informazioni fondamentali per capire come lavorassero realmente le strutture in terra cruda nel tempo. Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio è che materiali apparentemente semplici come terra, sabbia e paglia mostrano invece una complessità costruttiva enorme, tanto da richiedere oggi analisi tridimensionali e modellazioni digitali per essere comprese fino in fondo.

Gli Strumenti Digitali e Le Nuove Prospettive di Studio

Nella parte finale della ricerca gli autori spiegano quanto gli strumenti digitali siano diventati fondamentali per studiare architetture in terra cruda estremamente delicate e soggette a erosione continua. Attraverso rilievi tridimensionali, fotogrammetria e modellazione digitale è infatti possibile documentare deformazioni, cedimenti e dettagli costruttivi che spesso non sono più leggibili a occhio nudo.

La ricerca mostra anche come le murature della tomba di Meret-Neith conservino tracce di diverse fasi costruttive, riconoscibili attraverso variazioni nei corsi murari, nelle dimensioni dei mattoni e nella disposizione degli adobe. Elementi che permettono agli studiosi di leggere la struttura quasi come un cantiere ancora aperto dopo oltre cinquemila anni. Uno degli aspetti più interessanti dello studio è proprio il rapporto tra tecnologie digitali avanzate e materiali antichissimi. Terra del Nilo, sabbia e fibre vegetali, materiali semplici e completamente naturali, stanno tornando oggi al centro delle ricerche non solo archeologiche, ma anche legate alla bioedilizia e ai sistemi costruttivi sostenibili. Per chi volesse approfondire direttamente rilievi, modelli 3D e analisi complete della tomba di Meret-Neith, questa è la ricerca integrale: Building-Historical Analysis with Digital Tools of Egyptian Mudbrick Constructions: A Study of the Tomb of Queen Meret Neith and its Use of Mudbrick

FONTI: repositum.tuwien.at – laciviltaegizia.org

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