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  • Colori della La Tomba di Seti I

La Tomba di Seti I: Materiali e Colori

La tomba di Seti I, identificata come KV17 nella Valle dei Re a Luxor, è considerata una delle sepolture più raffinate mai realizzate nell’antico Egitto. Scoperta nel 1817 da Giovanni Battista Belzoni, colpì immediatamente studiosi e viaggiatori per la qualità dei rilievi dipinti, per l’estensione delle decorazioni e soprattutto per la quantità di colore ancora presente sulle pareti. A differenza di altre tombe reali dove molte superfici appaiono frammentarie o molto degradate, nella KV17 sono ancora leggibili grandi soffitti astronomici blu scuro, testi funerari gialli, rilievi policromi e lunghissime pareti ricoperte di geroglifici dipinti. Proprio questa eccezionale conservazione ha trasformato la tomba di Seti I in uno dei casi più studiati della pittura funeraria ramesside. Negli ultimi anni diverse ricerche hanno iniziato ad analizzare la KV17 non soltanto come monumento storico ma come insieme di materiali: roccia calcarea, preparazioni a gesso, pigmenti minerali, incisioni, rilievi scolpiti e alterazioni superficiali accumulate nel corso dei secoli. 

Rilievi Dipinti e Preparazioni della KV17

Uno degli aspetti che distingue immediatamente la tomba di Seti I dalle altre sepolture della Valle dei Re è il rapporto tra incisione e colore. Nella KV17 le figure non sono semplicemente dipinte sopra la parete: gran parte delle scene funerarie venne prima scolpita in rilievo direttamente nella roccia calcarea e solo successivamente ricoperta con preparazioni bianche e pigmenti minerali. Le superfici della tomba mostrano infatti un livello tecnico molto alto già nella lavorazione della pietra. Le incisioni dei geroglifici e delle figure risultano estremamente precise, con bordi sottili e profondità molto regolari. Sopra il calcare scavato gli artigiani applicavano poi strati preparatori chiari destinati a uniformare la superficie prima della decorazione finale.

Le documentazioni della Factum Foundation mostrano molto bene quanto queste preparazioni fossero importanti anche per il risultato cromatico finale. I fondi bianchi riflettevano infatti la luce attraverso i pigmenti minerali, aumentando luminosità e contrasto dei colori. Questo è uno dei motivi per cui i blu dei soffitti astronomici e i gialli dei testi funerari appaiono ancora oggi così intensi. La KV17 è famosa soprattutto per i soffitti astronomici dipinti in blu scuro quasi nero attraversati da testi e figure gialle. Le scansioni digitali ad altissima definizione permettono oggi di leggere dettagli praticamente invisibili durante una visita normale della tomba: accumuli di pigmento, microfratture degli intonaci, segni degli strumenti di incisione e abrasioni dovute al tempo e ai restauri storici.

Incisioni Colorate nella Toma di Seti antico egitto

Molto interessante è anche il modo in cui colore e rilievo lavorano insieme. In molte figure il pigmento segue perfettamente la superficie scolpita della pietra, accentuando profondità e leggibilità delle scene funerarie. Questo effetto è particolarmente evidente nei geroglifici dipinti in giallo sopra il fondo blu dei soffitti cosmologici. Le ricerche mostrano inoltre che alcune superfici della tomba hanno subito danni molto importanti già nel XIX secolo. Distacchi di intonaco, annerimenti provocati da torce e candele, frammenti rimossi e infiltrazioni hanno alterato parte delle decorazioni originali. Proprio per questo i lavori di documentazione digitale della KV17 sono diventati fondamentali non soltanto per lo studio dei pigmenti ma anche per la conservazione futura della tomba.

I Pigmenti Identificati nella Tomba di Seti I

Tra tutte le tombe della Valle dei Re, la tomba di Seti I è probabilmente una di quelle dove il rapporto tra rilievo scolpito e colore raggiunge il livello più complesso. Le superfici non vennero semplicemente dipinte: i pigmenti seguivano incisioni profondissime, geroglifici scolpiti e grandi soffitti astronomici costruiti quasi come un enorme testo cosmologico. Le ricerche sui frammenti originali della tomba conservati al Museo Egizio di Firenze mostrano che i colori della KV17 erano applicati sopra preparazioni bianche molto fini, probabilmente a base di gesso e materiali ricchi di calcio. Questo fondo chiaro aumentava luminosità e contrasto dei pigmenti, soprattutto nei soffitti blu scuro attraversati dai testi funerari gialli.

Stanza della Tomba di Seti Faraone

  • Il colore più iconico della tomba è senza dubbio il blu dei soffitti astronomici. Le analisi identificano chiaramente blu egizio, il celebre pigmento sintetico ottenuto attraverso cottura di silice, rame, calcio e fondenti alcalini. In diversi frammenti il pigmento presenta ancora granuli relativamente grandi, dettaglio che suggerisce una macinazione non completamente fine del materiale colorante. Molto interessante è anche il comportamento del blu nel tempo. Alcune superfici della KV17 hanno mantenuto tonalità molto intense, mentre altre mostrano alterazioni verso colori più scuri o grigiastri dovute alle trasformazioni chimiche dei composti rameici e all’umidità accumulata nella tomba nel corso dei secoli.
  • Anche i gialli della KV17 hanno un ruolo fondamentale nella lettura visiva delle superfici. I testi funerari e molti dettagli dei soffitti cosmologici risultano dipinti con pigmenti ferrici gialli compatibili con ocre naturali ricche di goethite. Sopra il fondo blu profondo, questi colori creavano un contrasto estremamente forte destinato a simulare il cielo notturno attraversato dai testi sacri e dal percorso solare del faraone nel mondo ultraterreno. I rossi risultano invece legati a pigmenti ferrici ricchi di ematite. Le tonalità rosse compaiono sopratutto nella pelle delle figure maschili, nei dettagli rituali, nei contorni preliminari e in alcune decorazioni dei pilastri. Le indagini mostrano inoltre che molte figure vennero prima tracciate con linee rosse preparatorie e solo successivamente definite attraverso i contorni neri finali.
  • Il nero della KV17 è uno degli elementi che ancora oggi colpiscono maggiormente all’interno della tomba. Le analisi identificano pigmenti carboniosi molto fini utilizzati per geroglifici, contorni, dettagli dei volti, elementi astronomici dei soffitti. In molte aree il nero appare ancora molto saturo perché protetto all’interno delle incisioni scolpite del rilievo.
  • Anche il bianco delle preparazioni gioca un ruolo decisivo nell’aspetto finale della tomba. Le superfici chiare sottostanti aumentavano infatti brillantezza e leggibilità dei pigmenti colorati, soprattutto nelle camere più profonde illuminate soltanto da torce e lampade a olio, mostrando cosi come spesso accade nei rilievi delle vecchie tombe egizie che la calcite fosse usata sia come fondo che come bianco naturale.

Frammenti Perduti, Calchi e Conservazione

Una parte importante della storia materiale della tomba di Seti I non riguarda soltanto gli artigiani dell’antico Egitto, ma anche ciò che è accaduto alla KV17 dopo la sua scoperta nel XIX secolo. Le ricerche sulla conservazione mostrano infatti che molte superfici della tomba subirono danni già pochi anni dopo l’apertura da parte di Belzoni nel 1817. L’umidità introdotta dalle visite, il fumo delle torce e delle candele utilizzate dagli esploratori, i distacchi degli intonaci e perfino l’asportazione di frammenti originali alterarono rapidamente diverse aree decorate.

Parete Conservata nella tomba antico egitto

Alcuni rilievi dipinti della KV17 vennero addirittura rimossi e trasferiti in collezioni europee durante l’Ottocento. Proprio questi frammenti oggi rappresentano una delle fonti più importanti per studiare i pigmenti originali della tomba attraverso analisi non invasive e scansioni multispettrali. Lo studio realizzato sui frammenti conservati al Museo Egizio di Firenze ha permesso di osservare molto da vicino la struttura delle superfici dipinte, i residui dei pigmenti blu e rossi e le alterazioni moderne dei materiali.

Molto interessante anche il lavoro della Factum Foundation, che negli ultimi anni ha eseguito una documentazione digitale completa della tomba attraverso scansioni 3D e fotografie ad altissima definizione.Le scansioni mostrano inoltre quanto il colore e il rilievo siano inseparabili nella KV17. In molti geroglifici il pigmento sopravvive meglio proprio perché protetto all’interno delle incisioni scolpite della pietra.

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