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  • I Colori Della Mesopotamia

I Colori Della Mesopotamia Antica

Intonaci dipinti, pigmenti minerali e decorazioni murali nel II millennio a.C.

Oggi immaginiamo spesso la Mesopotamia come un mondo fatto soltanto di mattoni crudi, polvere e superfici color sabbia. In realtà le ricerche archeologiche raccontano qualcosa di molto diverso. Palazzi, sale cerimoniali e ambienti monumentali del Vicino Oriente antico erano spesso decorati con pareti dipinte, pannelli colorati e superfici intonacate che utilizzavano rossi minerali, neri carboniosi, bianchi luminosi e tonalità blu ancora oggi poco conosciute fuori dagli studi specialistici. Il problema è che gran parte di questi colori è scomparsa. A differenza della pietra egizia, molte architetture mesopotamiche erano costruite in terra cruda e mattoni adobe, materiali molto più fragili e vulnerabili al tempo. Per secoli questo ha dato l’impressione di una civiltà quasi monocromatica. Solo negli ultimi decenni le ricostruzioni archeologiche e lo studio dei frammenti pittorici stanno permettendo di capire quanto il colore fosse invece centrale nell’architettura mesopotamica.

Le Pareti Dipinte delle Città Più Antiche Della Storia

Nuzi, Dur-Kurigalzu e Kar-Tukulti-Ninurta

Capire come apparisse davvero la Mesopotamia antica non è semplice. Gran parte delle sue architetture era costruita con terra cruda, adobe e intonaci molto fragili, materiali che raramente riescono a sopravvivere intatti per migliaia di anni come invece accade ai templi in pietra dell’Egitto. Per questo motivo i colori mesopotamici sono arrivati fino a noi quasi sempre in forma frammentaria: piccoli resti di intonaco dipinto, superfici crollate, pareti consumate dal tempo o decorazioni conservate soltanto in alcune zone protette dei palazzi. Nonostante questo, alcuni siti archeologici stanno permettendo di ricostruire un’immagine molto diversa da quella che siamo abituati a immaginare oggi. Nuzi, Dur-Kurigalzu e Kar-Tukulti-Ninurta mostrano infatti che il colore era parte integrante dell’architettura mesopotamica. Pareti dipinte, fasce rosse e nere, pannelli bianchi, decorazioni blu e grandi superfici intonacate trasformavano questi ambienti in spazi molto più ricchi e scenografici di quanto suggeriscano le rovine attuali.

Nuzi: La città dipinta del regno dei Mitanni

Nuzi sorgeva nell’attuale Iraq settentrionale, vicino alla moderna Kirkuk, ed era una delle principali città legate al regno dei Mitanni durante il II millennio a.C. Il sito venne fondato probabilmente già nel III millennio a.C., ma raggiunse la sua fase più importante tra il XV e il XIV secolo a.C. La città fu scavata soprattutto negli anni Venti e Trenta del Novecento da missioni archeologiche americane, che riportarono alla luce archivi cuneiformi, palazzi e numerosi frammenti di pitture murali. È proprio qui che gli studiosi hanno identificato alcune delle decorazioni cromatiche più interessanti della Mesopotamia antica. Le ricostruzioni mostrano pareti organizzate con fasce rosse, nere e bianche, motivi lineari e pannelli progettati per creare forti contrasti visivi all’interno degli ambienti monumentali. La cosa sorprendente è che questi colori non decoravano semplicemente piccoli dettagli. Facevano parte dell’architettura stessa.

Reperti dei Mitanni ritrovati a Nuzi

Dur-Kurigalzu: La città reale dei Cassiti

Dur-Kurigalzu venne fondata nel XIV secolo a.C. dal re cassita Kurigalzu I, in un periodo in cui Babilonia era governata dalla dinastia cassita dopo la crisi del grande regno babilonese antico. La città sorgeva vicino all’attuale Baghdad e doveva essere uno dei più importanti centri politici e religiosi della Mesopotamia del tempo. Ancora oggi è famosa soprattutto per la sua grande ziggurat, ma le ricerche archeologiche hanno mostrato che il complesso reale possedeva anche vaste decorazioni pittoriche. I frammenti ritrovati nei palazzi mostrano l’uso di rossi intensi, bianchi minerali, neri e soprattutto tonalità blu molto importanti per comprendere il ruolo del colore nell’architettura mesopotamica. Ed è interessante notare come queste decorazioni fossero applicate sopra intonaci e superfici murarie in terra cruda. Gran parte del colore della Mesopotamia antica esisteva quindi non sulla pietra, ma sopra materiali molto più fragili e vulnerabili al tempo.

Antico Reperto Cassiti

Kar-Tukulti-Ninurta: I colori del mondo assiro

Kar-Tukulti-Ninurta venne fondata nel XIII secolo a.C. dal re assiro Tukulti-Ninurta I, che volle costruire una nuova capitale cerimoniale vicino all’antica Assur, nell’attuale Iraq. Per molto tempo il sito è stato ricordato soprattutto per la sua importanza politica e religiosa. Solo le ricerche più recenti hanno iniziato a valorizzare seriamente anche le sue pitture murali. I frammenti recuperati mostrano che il palazzo reale possedeva pareti decorate con schemi cromatici molto elaborati. Fasce nere, rosse, bianche e blu organizzavano gli spazi interni creando ambienti molto più ricchi visivamente di quanto suggeriscano oggi le rovine consumate dal tempo. È probabilmente proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della Mesopotamia antica: i colori esistevano quasi ovunque, ma erano applicati sopra materiali fragili come intonaci e adobe. E quando quelle superfici crollavano o venivano esposte alle intemperie, il colore spariva insieme all’architettura.

Reperto Assiro di Kar-Tukulti-Ninurta

I Colori Ritrovati nelle Pitture Mesopotamiche

I Palazzi Dipinti Prima degli Egizi e dei Romani

Osservando oggi le rovine della Mesopotamia è difficile immaginare quanto il colore fosse presente nell’architettura di queste città. La maggior parte delle superfici dipinte è scomparsa insieme agli intonaci e ai mattoni crudi su cui era stata applicata. Eppure i frammenti ritrovati a Nuzi, Dur-Kurigalzu e Kar-Tukulti-Ninurta raccontano una realtà molto diversa. Le pareti dei palazzi non erano lasciate del colore naturale della terra. Venivano intonacate, decorate e organizzate con grandi fasce cromatiche capaci di trasformare completamente gli ambienti interni. Rosso, nero, bianco e blu compaiono continuamente nelle ricostruzioni archeologiche dei frammenti conservati.

  • Il rosso sembra essere stato uno dei colori dominanti. Nel Vicino Oriente antico queste tonalità erano generalmente ottenute da terre ricche di ferro, molto simili alle ocre rosse utilizzate anche in Egitto e successivamente nel mondo romano. Le superfici rosse servivano spesso a creare pannelli decorativi e forti contrasti geometrici sulle pareti intonacate.
  • Accanto al rosso compare quasi sempre il nero. Le linee nere delimitavano fasce, motivi e strutture decorative, aumentando la leggibilità delle composizioni anche a distanza. È probabile che questi pigmenti derivassero da materiali carboniosi ottenuti tramite combustione, una delle tecniche più antiche utilizzate dall’uomo per ottenere il nero.
  • Molto importante era anche il bianco. Le decorazioni mesopotamiche mostrano spesso superfici chiare utilizzate per illuminare visivamente gli ambienti e separare le varie zone cromatiche della parete. In molti casi questi bianchi dovevano derivare da preparazioni minerali a base gesso o materiali calcici applicati sopra gli intonaci.
  • I blu sono forse il dettaglio più sorprendente. Per molto tempo si è immaginata la Mesopotamia quasi priva di colori freddi, ma i frammenti provenienti da questi siti mostrano chiaramente la presenza di tonalità blu e grigio-blu nelle decorazioni monumentali. Oggi è difficile capire con precisione quali pigmenti fossero utilizzati in ogni caso specifico, ma le ricerche mostrano che il mondo mesopotamico conosceva già tecnologie cromatiche molto più avanzate di quanto si credesse fino a pochi decenni fa.
  • Anche il giallo compare nelle ricostruzioni delle pitture murali. Probabilmente proveniva da terre minerali ricche di ossidi naturali, materiali relativamente diffusi e molto stabili nel tempo.

La cosa interessante è che questi colori non venivano utilizzati casualmente. Le pareti sembrano essere state progettate attraverso veri schemi cromatici: fasce scure per delimitare gli spazi, superfici rosse per creare forza visiva, bianchi per aumentare luminosità e blu utilizzati nei punti più importanti delle decorazioni monumentali. Più si studiano questi frammenti, più appare chiaro che la Mesopotamia antica fosse molto più colorata di quanto suggeriscano oggi le sue rovine consumate dal tempo.

Antiche Pitture della Mesopotamia

I Colori Perduti della Mesopotamia

Stanno Tornando a Emergere

Uno degli aspetti più interessanti emersi da queste ricerche è che gran parte dei colori della Mesopotamia non è realmente “scomparsa” perché non esisteva, ma perché era applicata sopra materiali estremamente fragili. A differenza dell’Egitto, dove molte decorazioni erano protette da strutture in pietra, gran parte delle città mesopotamiche veniva costruita con terra cruda, adobe e intonaci minerali molto vulnerabili all’acqua, al vento e all’erosione. Quando gli intonaci cadevano, il colore spariva insieme alle pareti. È probabilmente anche per questo che oggi immaginiamo Babilonia, Assiria e il Vicino Oriente antico come mondi quasi monocromatici. In realtà le ricerche mostrano che i palazzi dovevano apparire molto più ricchi visivamente, con superfici dipinte, fasce colorate e ambienti progettati anche attraverso il contrasto cromatico. Le ricostruzioni dedicate a Nuzi, Dur-Kurigalzu e Kar-Tukulti-Ninurta stanno quindi aiutando non soltanto a studiare alcuni frammenti pittorici, ma anche a ricostruire il vero aspetto delle città mesopotamiche prima che il tempo ne cancellasse i colori. La ricerca completa è stata sviluppata dall’archeologa Giulia Pizzimenti nell’ambito degli studi presentati all’ICAANE:  International Congress on the Archaeology of the Ancient Near East dedicati alle pitture murali della Mesopotamia del II millennio a.C.

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