Quali pigmenti usava Pablo Picasso nei suoi dipinti?
La tavolozza di Pablo Picasso cambiò più volte nel corso della sua carriera. Ogni periodo della sua pittura è riconoscibile anche dai colori scelti, ma alcuni pigmenti tornarono con continuità, adattandosi ai diversi stili e alle continue sperimentazioni. La disponibilità di nuovi colori sintetici gli offrì possibilità che i grandi maestri del passato non avevano.
Nel Periodo Blu il protagonista è il Blu di Prussia, spesso affiancato dal Blu oltremare per ottenere sfumature più profonde. Durante il Periodo Rosa entrano invece in scena ocra, Terre di Siena e rossi più caldi, capaci di creare un’atmosfera completamente diversa. Il Bianco di zinco e il Bianco di piombo venivano utilizzati per schiarire le mescolanze e dare luminosità alle superfici.
Con il passare degli anni Picasso ampliò ulteriormente la sua tavolozza. Comparvero pigmenti moderni come il Rosso cadmio, il Giallo cadmio e diversi verdi sintetici, che gli permisero di lavorare con colori più intensi e stabili. Anche il Nero d’avorio e il Nero d’ossa rimasero sempre presenti, soprattutto nei contorni, nelle ombre e nelle composizioni cubiste.
Picasso non si legò mai a una tavolozza fissa. Cambiava materiali, sperimentava nuove combinazioni e sfruttava i pigmenti disponibili nella sua epoca con grande libertà. È anche per questo che i suoi dipinti, pur appartenendo a periodi molto diversi, conservano sempre una forte identità cromatica.



