La camera funeraria di Tutankhamon è stata osservata per oltre un secolo quasi sempre nello stesso modo: come il luogo della scoperta archeologica più celebre del Novecento. Oro, statue, sarcofagi e oggetti rituali hanno finito per mettere in secondo piano le pareti stesse della KV62, nonostante siano uno dei pochi esempi quasi completi di pittura funeraria reale della XVIII dinastia arrivati fino a oggi. Le ricerche più recenti hanno invece iniziato a leggere la tomba come un insieme di materiali e lavorazioni. Non soltanto immagini dipinte, quindi, ma strati di gesso, preparazioni murarie, pigmenti minerali, incisioni preparatorie, correzioni e segni lasciati direttamente dagli artigiani durante il lavoro. Lo studio del Getty Conservation Institute ha mostrato che le quattro pareti non sono state realizzate tutte nello stesso modo: cambiano gli intonaci, alcune linee preparatorie, le riparazioni e perfino la qualità esecutiva di certe zone. Il lavoro di Factum Arte, grazie alla scansione ad altissima definizione della superficie, ha poi reso visibili dettagli normalmente impossibili da percepire durante una visita della tomba: accumuli di pigmento, crepe sottilissime, tracce di strumenti nel gesso e piccole imperfezioni lasciate durante la stesura delle superfici dipinte.
Intonaci, Preparazioni e Tecnica Pittorica della KV62
Le ricerche del GCI e di Factum Arte mostrano che le pareti della tomba di Tutankhamon non furono semplicemente dipinte sopra la roccia della Valle dei Re. Prima della decorazione esisteva un vero lavoro preparatorio fatto di intonaci, correzioni, incisioni e strati successivi destinati a creare una superficie adatta alla pittura funeraria. La camera funeraria della KV62 venne scavata direttamente nel calcare della montagna tebana, una roccia molto irregolare e piena di imperfezioni naturali. Proprio per questo gli artigiani applicarono sopra la parete uno strato preparatorio a base di gesso e materiali terrosi per regolarizzare le superfici prima della decorazione.
Le analisi del Getty mostrano però che questi strati non sono identici in tutta la tomba. Alcune zone presentano preparazioni più compatte e curate, mentre in altre si vedono chiaramente riparazioni eseguite direttamente durante il lavoro. In più punti gli studiosi hanno identificato riempimenti in gesso grigiastro utilizzati per correggere cavità, crepe o difetti della roccia prima della pittura finale. Anche le incisioni preparatorie cambiano sensibilmente tra una parete e l’altra. Alcune scene mostrano linee preliminari molto precise, probabilmente tracciate prima della stesura definitiva dei colori; altre invece risultano più rapide e meno regolari. Secondo gli autori queste differenze tecniche suggeriscono che nella KV62 abbiano lavorato gruppi differenti di artigiani oppure che alcune aree siano state completate in tempi diversi.
Il lavoro di Factum Arte aggiunge poi un livello di dettaglio straordinario perché le scansioni ad altissima risoluzione permettono di leggere la superficie quasi come un reperto materiale e non soltanto come un’immagine dipinta. Le rilevazioni mostrano infatti:
- segni lasciati dagli strumenti nel gesso;
- leggere ondulazioni create dalla stesura manuale degli intonaci;
- accumuli di pigmento;
- microfratture;
- differenze di spessore tra le varie preparazioni.
In alcune aree si distinguono persino tracce della lavorazione manuale rimaste visibili sotto gli strati pittorici, dettagli normalmente invisibili durante la visita della tomba. Le scansioni hanno inoltre documentato alterazioni cromatiche nei pigmenti blu e verdi rameici, che in diversi punti hanno assunto tonalità brunastre nel corso dei secoli.
I Colori della Tomba di Tutankhamon
La camera funeraria della KV62 è dominata dal grande fondo giallo dorato che ricopre quasi interamente le pareti. Le analisi identificano un pigmento ferrico compatibile con ocra gialla ricca di goethite, stesa sopra la preparazione a gesso con uno strato abbastanza uniforme. In diversi punti il colore presenta leggere variazioni di densità e trasparenza che diventano visibili solo attraverso le scansioni ravvicinate della superficie. Il giallo non veniva utilizzato soltanto come sfondo decorativo. In molte figure sostituisce direttamente l’oro, soprattutto nella pelle divina, negli elementi rituali e nelle superfici associate al mondo funerario del faraone. Questo spiega perché la tonalità dominante della camera abbia un aspetto molto più caldo e saturo rispetto ad altre tombe della Valle dei Re.
I contorni delle figure e i geroglifici risultano invece eseguiti con pigmenti carboniosi neri applicati sopra il fondo già asciutto. In alcune aree si distinguono ancora tracciati preliminari rossi sotto le linee nere definitive, dettaglio che mostra il metodo di lavoro degli artigiani: prima la progettazione della scena, poi la correzione finale dei contorni. Le scansioni ad altissima definizione permettono anche di vedere differenze molto evidenti nella qualità dei tratti. Alcuni geroglifici appaiono estremamente precisi e continui, altri mostrano ripensamenti, linee sovrapposte e piccole sbavature del pigmento nero lungo i bordi.
Le aree blu della tomba risultano particolarmente interessanti perché oggi non conservano più l’aspetto originario. I pigmenti rameici hanno subito alterazioni molto forti e in diversi punti il blu appare scurito o virato verso tonalità grigio-brune. Questo fenomeno è particolarmente evidente nella parete ovest, soprattutto nelle figure dei babbuini. Le immagini digitali mostrano inoltre che il pigmento blu presenta una granulometria relativamente grossolana. In alcune aree si distinguono ancora piccoli granuli dispersi sopra la preparazione bianca, dettaglio compatibile con l’utilizzo di blu egizio macinato ma non ridotto in polvere finissima.
Anche i verdi sembrano legati a pigmenti rameici silicatici. Oggi molte di queste superfici appaiono più scure rispetto all’aspetto originario proprio a causa delle trasformazioni chimiche del rame avvenute nel corso dei secoli. Molto importante è anche il ruolo del bianco preparatorio. Sotto i colori si riconoscono superfici a base di gesso e huntite utilizzate per uniformare il calcare irregolare della camera funeraria. In diverse crepe e abrasioni il bianco riemerge chiaramente sotto gli strati pittorici, permettendo di leggere la successione tecnica degli antichi intonaci egizi, della decorazione della roccia calcarea alla preparazione a gesso e la successiva stesura dei colori.
Gli Studi sulla Tomba più Famosa del Mondo Egizio
I Dettagli che le Analisi Hanno Reso Visibili
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dalle analisi della KV62 è che molte delle informazioni più interessanti non riguardano i grandi soggetti dipinti, ma dettagli quasi invisibili a occhio nudo rimasti intrappolati nella superficie della tomba per oltre tremila anni. Le scansioni ad altissima definizione hanno mostrato, ad esempio, che alcune aree gialle conservano ancora leggere tracce delle pennellate originali. In diversi punti il pigmento appare distribuito in modo irregolare, con zone più dense alternate ad altre più trasparenti, segno che il colore venne probabilmente applicato abbastanza rapidamente sopra il fondo preparatorio già asciutto.
Molto interessanti anche le correzioni visibili sotto i contorni neri definitivi. Alcune figure mostrano linee rosse preliminari ancora leggibili sotto la pittura finale, pratica tipica della pittura egizia ma raramente osservabile con questo livello di dettaglio. In certi geroglifici si distinguono persino ripensamenti e piccole modifiche eseguite direttamente durante il lavoro. Le analisi ravvicinate hanno inoltre evidenziato che i pigmenti blu e verdi non si comportano tutti allo stesso modo nel tempo. Alcune zone hanno mantenuto colori relativamente stabili, mentre altre mostrano trasformazioni molto forti del rame, con viraggi verso tonalità grigie o brunastre. Questo dettaglio è importante perché dimostra quanto l’aspetto attuale della tomba sia diverso da quello originario.
Un altro elemento curioso riguarda le riparazioni eseguite direttamente dagli artigiani antichi. In diversi punti sono stati identificati riempimenti in gesso applicati sopra crepe o imperfezioni della roccia prima della decorazione finale. Alcune di queste correzioni risultano ancora chiaramente leggibili sotto gli strati pittorici. Le due ricerche mostrano quindi una KV62 molto diversa dall’immagine perfetta che spesso si associa alla tomba di Tutankhamon. Le pareti conservano ancora tracce concrete del lavoro manuale degli artigiani: preparazioni irregolari, pigmenti accumulati lungo i bordi, incisioni preliminari, correzioni e alterazioni chimiche avvenute nel corso dei secoli. Per approfondire tutti i dati tecnici, le immagini ad altissima definizione e le analisi complete dei materiali della camera funeraria, le due ricerche integrali sono consultabili qui:




