Nelle tombe egizie capita spesso di trovarsi davanti a superfici dove il colore è ancora perfettamente leggibile dopo migliaia di anni. Alcuni blu mantengono ancora una forte intensità, i rossi sono nettamente riconoscibili e perfino certe sfumature gialle o nere risultano sorprendentemente stabili. Dietro questa conservazione non c’è soltanto il clima secco dell’Egitto, ma anche una preparazione molto precisa degli intonaci e dei pigmenti. Una delle ricerche più interessanti dedicate a questo tema è lo studio sulle pitture murali della tomba di TeTiky a Luxor. Attraverso analisi scientifiche e microscopiche, gli studiosi hanno cercato di capire come venissero preparate le superfici dipinte della XVIII dinastia e quali materiali fossero realmente presenti nei colori originali.
Le Analisi Scientifiche delle Pitture
Lo Studio dei Colori della XVIII Dinastia
Lo studio prende in esame alcune pitture murali conservate nella tomba di TeTiky, funzionario vissuto durante la XVIII dinastia egizia, nel pieno del Nuovo Regno. La sepoltura si trova nell’area di Dra Abu el-Naga, nella necropoli tebana di Luxor, una zona dove si concentrano molte tombe appartenute a funzionari e membri dell’amministrazione reale del XV secolo a.C. TeTiky ricopriva un incarico importante legato al tesoro reale e alla gestione dei beni della corona. Le decorazioni della sua tomba conservano ancora numerose scene dipinte, ed è proprio questo stato di conservazione ad aver attirato l’interesse dei ricercatori.
La ricerca non si limita a osservare i colori a occhio nudo. Gli studiosi hanno analizzato minuscoli campioni usando tecniche diagnostiche capaci di leggere i materiali presenti negli strati pittorici e negli intonaci preparatori. Attraverso queste analisi è emerso che le pitture venivano realizzate sopra superfici preparate con materiali minerali molto fini, soprattutto gesso e calcite, stesi prima dell’applicazione del colore dimostrando ancora una volta quanto fossero complessi gli intonaci degli antichi egizi.
Osservando le sezioni al microscopio, la ricerca mostra anche che i pigmenti non formavano uno strato uniforme. In diversi punti compaiono granuli minerali di dimensioni differenti, leggere sovrapposizioni e residui organici utilizzati probabilmente come legante. Alcuni colori hanno subito alterazioni nel corso dei secoli, ma molti risultano ancora sorprendentemente leggibili. È interessante perché queste analisi permettono oggi di ricostruire non soltanto la tavolozza utilizzata dagli artigiani della XVIII dinastia, ma anche il modo concreto in cui venivano preparate e costruite le superfici dipinte all’interno delle tombe tebane.
I Pigmenti Identificati nella Tomba di TeTiky
Attraverso Le Tecnologie Diagnostiche
Per identificare i colori utilizzati nella tomba, la ricerca ha utilizzato diverse tecniche diagnostiche tra cui Raman spectroscopy, XRF, SEM-EDS, FTIR e XRD. Questi strumenti permettono di riconoscere la composizione minerale dei pigmenti anche quando il colore appare alterato o molto deteriorato a occhio nudo.
Attraverso l’analisi microscopica dei campioni, gli studiosi sono riusciti a ricostruire con buona precisione la tavolozza utilizzata dagli artigiani della XVIII dinastia.
- Blu Egizio: Il pigmento blu identificato nella tomba è il celebre blu egizio. Le analisi Raman e XRD hanno riconosciuto la presenza di cuprorivaite, il silicato di rame e calcio che costituisce il principale componente di questo pigmento artificiale. La ricerca conferma quindi che il blu presente nelle decorazioni non derivava da una semplice terra naturale, ma da un materiale ottenuto artificialmente attraverso riscaldamento ad alte temperature di composti ricchi di silice, calcio e rame. In alcuni campioni gli studiosi osservano anche particelle quarzose associate al pigmento. Il blu egizio compare soprattutto nelle aree decorative più intense e nelle superfici dove il colore conserva ancora una forte saturazione.
- Ocra Rossa: Per le aree rosse la ricerca identifica principalmente ematite, ossido di ferro naturale tipico delle ocre rosse minerali. Le analisi mostrano pigmenti ricchi di ferro distribuiti sopra lo strato preparatorio gessoso-calcitico. Lo studio non specifica la cava o la provenienza geografica dell’ocra utilizzata, ma conferma chiaramente la natura minerale del pigmento rosso presente nella tomba. In diversi punti le immagini microscopiche mostrano granuli minerali abbastanza irregolari, aspetto che suggerisce una preparazione non completamente uniforme del pigmento.
- Ocra Gialla: Le superfici gialle sono state identificate come pigmenti a base di goethite, altro minerale ferroso molto comune nelle terre naturali gialle. Anche in questo caso la ricerca non attribuisce con certezza una provenienza specifica del materiale, ma le analisi Raman e SEM-EDS confermano la presenza di componenti ferriche compatibili con le ocre gialle naturali utilizzate nell’antico Egitto. Gli studiosi osservano inoltre che alcune aree gialle mostrano leggere alterazioni superficiali dovute all’invecchiamento e alle condizioni ambientali della tomba.
- Nero Carbone: Le aree nere analizzate nello studio risultano composte principalmente da carbon black, quindi pigmenti carboniosi probabilmente ottenuti da materiali organici combusti. La ricerca non identifica il materiale preciso utilizzato per produrre il nero, ma le analisi confermano chiaramente una natura carboniosa del pigmento. Il nero compare soprattutto nei contorni delle figure e nei dettagli lineari delle decorazioni funerarie.
- Bianco a Base di Calcite e Gesso: Lo studio identifica anche ampie preparazioni bianche composte principalmente da calcite e gesso. Questi materiali non venivano utilizzati soltanto come fondo preparatorio, ma in alcune zone contribuivano direttamente anche agli effetti cromatici più chiari. Le analisi stratigrafiche mostrano che questi strati bianchi venivano stesi prima dell’applicazione dei pigmenti colorati, creando una superficie più regolare e compatta per la pittura finale.
Come si Sono Conservati i Colori per Oltre Tremila Anni
Una delle parti più interessanti della ricerca riguarda proprio lo stato di conservazione delle pitture. Nonostante l’età della tomba e le alterazioni avvenute nel tempo, molti pigmenti risultano ancora oggi chiaramente identificabili grazie alla loro natura minerale e alla preparazione molto accurata delle superfici. Le analisi mostrano infatti che gli strati pittorici erano costruiti sopra preparazioni compatte a base di gesso e calcite, capaci di creare un supporto stabile per i colori. Anche la granulometria molto fine di alcuni pigmenti sembra aver contribuito alla buona adesione della pittura.
La ricerca osserva inoltre che diversi colori hanno subito trasformazioni superficiali dovute a umidità, sali e invecchiamento naturale, ma senza perdere completamente la propria struttura mineralogica. Ed è proprio questa stabilità che permette oggi agli strumenti archeometrici di riconoscere ancora materiali applicati oltre tremila anni fa. Un altro aspetto interessante è che quasi tutti i pigmenti identificati nella tomba risultano di natura minerale. A differenza di molti coloranti organici, questi materiali tendono infatti ad avere una maggiore resistenza nel tempo, soprattutto in ambienti relativamente asciutti come le necropoli tebane. Qui è possibile consultare in PDF la ricerca completa: Analytical characterization of the wall paintings of TeTiky tomb at Luxor, Egypt




