Con quali pigmenti Giotto dipingeva le sue opere?
La pittura di Giotto segna un momento importante nella storia dell’arte. Le figure acquistano volume, gli abiti sembrano avere peso e i volti iniziano a esprimere emozioni. Anche la scelta dei pigmenti contribuiva a questo risultato.
Tra i colori più usati c’erano le ocre gialle e rosse, indispensabili per gli incarnati, gli edifici e molti dettagli delle scene. La Terra verde veniva spesso stesa come base per i volti, mentre la Terra d’ombra aiutava a definire le parti in ombra e a dare maggiore profondità alle figure.
Per gli azzurri Giotto ricorreva soprattutto all’azzurrite, un pigmento minerale abbastanza diffuso nel Trecento. Nelle opere più prestigiose trovava spazio anche il prezioso Blu oltremare naturale, ottenuto dal lapislazzuli. Era uno dei pigmenti più costosi dell’epoca e per questo veniva riservato alle parti più importanti del dipinto, come il manto della Vergine.
Tra i rossi spiccava il cinabro, utilizzato insieme alle ocre per ottenere tonalità più vivaci. Il bianco proveniva dalla calce dell’intonaco o dal bianco di piombo, mentre il nero carbone completava la tavolozza nei contorni e nelle ombre. Giotto non disponeva di molti pigmenti rispetto ai pittori moderni. Eppure, con terre naturali, minerali e pochi colori preziosi riuscì a creare opere che, dopo oltre sette secoli, conservano ancora una sorprendente ricchezza cromatica.



