Come venivano costruite e decorate le domus romane?

Decorazioni domus romana

Una domus romana non era fatta solo di stanze eleganti e pareti dipinte. Dietro l’effetto finale c’era un lavoro molto materiale: murature, calce, sabbia, pozzolana, laterizi, pietre locali, intonaci stesi a più mani, pavimenti battuti e superfici lucidate. Prima della decorazione veniva il cantiere vero.

I muri potevano essere costruiti con tecniche diverse, secondo il periodo e il luogo: pietre legate con malta, blocchetti di tufo, mattoni, laterizi, riempimenti in opus caementicium. A Pompei gli studi su una domus in costruzione nella Regio IX hanno trovato cumuli di calce, pozzolana, tufi e materiali premiscelati, mostrando quanto il lavoro della malta fosse centrale nella costruzione romana.

Gli intonaci erano fondamentali. Non erano uno strato sottile messo alla fine per coprire il muro. Potevano essere composti da più mani, con strati grossolani sotto e finiture più fini sopra. Nelle superfici più curate si usavano calce ben lavorata e polvere di marmo, fino a ottenere fondi lisci, compatti, pronti per la pittura. Le fonti tecniche ricordano che Vitruvio descriveva intonaci preparati in diversi strati, anche sei o sette, proprio per ottenere superfici resistenti e levigate.

Anche i pavimenti raccontano molto. Nelle domus si trovavano cocciopesto, mosaici, lastre di pietra, marmi, battuti e decorazioni geometriche. Il cocciopesto, fatto con calce e laterizio frantumato, era utile dove serviva una superficie più resistente all’umidità. Non era una finitura povera in senso moderno. Era un materiale tecnico. Poi arrivava il colore. Le pareti venivano dipinte su intonaco fresco o su intonaco asciutto, secondo la tecnica e il pigmento. A Pompei sono stati identificati pigmenti come ocre, cinabro, blu egizio, terre verdi, neri carboniosi e bianchi a base di calce o piombo; alcune analisi mostrano anche l’uso sia della pittura a fresco sia della pittura a calce.

La decorazione non serviva solo a rendere bella la casa. Serviva a costruire lo spazio. Una stanza poteva sembrare più alta con finte colonne, più ricca con finti marmi, più profonda con paesaggi e architetture dipinte. Un muro semplice diventava una scena. La domus romana era questo: calce, pozzolana, pietra, laterizio, intonaco, pigmenti e mano artigiana. La parte decorativa si vede subito. Ma la qualità vera stava spesso negli strati nascosti sotto il colore.

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