Quali terre e pigmenti preferiva Claude Monet?

Pigmenti preferiti di Monet

Claude Monet trascorreva molte ore all’aperto, spesso tornando nello stesso luogo in momenti diversi della giornata per osservare come cambiavano luce e colori. Per ottenere queste variazioni non aveva bisogno di decine di pigmenti, ma di una tavolozza ben conosciuta e usata con grande esperienza.

Tra i blu, il Cobalto occupava un posto importante. Lo utilizzava per i cieli limpidi, per le ombre più luminose e per quei riflessi che caratterizzano molte delle sue vedute. Accanto a questo compariva spesso il Blu Oltremare, più intenso e profondo, utile quando voleva dare maggiore forza alle zone in ombra o aumentare il contrasto tra acqua e cielo.

Le terre naturali non mancavano quasi mai. La Terra di Siena, sia naturale sia bruciata, serviva per scaldare i tronchi, i sentieri, le ombre e molte tonalità della vegetazione. Anche le ocre gialle e rosse erano pigmenti ricorrenti, soprattutto nei campi, nelle rive dei fiumi e nelle architetture illuminate dal sole.

Per le luci più morbide Monet ricorreva spesso al Giallo Napoli, un colore meno brillante di altri gialli ma capace di creare passaggi delicati, particolarmente utili nei cieli velati, nelle facciate illuminate e nei riflessi sull’acqua.

Nella sua tavolozza trovava posto anche il Nero d’avorio. A differenza di molti pittori dell’Impressionismo che tendevano a limitarne l’impiego, Monet lo utilizzava con misura per rafforzare alcuni contrasti o modificare l’intensità di altri colori, senza trasformare le ombre in superfici completamente scure.

Osservando i suoi dipinti si comprende che il risultato non dipendeva dal numero dei pigmenti disponibili. Era il modo in cui li accostava a cambiare completamente la percezione della luce, sfruttando terre naturali e colori minerali che ancora oggi fanno parte della tavolozza di molti artisti e decoratori.

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