Da quali pigmenti prendevano vita i quadri di Vincent van Gogh?

Vincent van Gogh pigmenti preferiti

Nei quadri di Van Gogh il colore raramente rimane tranquillo. Si allarga, si scontra con quello vicino, qualche volta sembra perfino uscire dalla tela. Dietro questa forza c’erano pigmenti molto precisi, alcuni antichi e già ben conosciuti, altri arrivati sul mercato soltanto nell’Ottocento. Van Gogh li sceglieva per l’effetto che potevano produrre insieme, più che per riprodurre fedelmente il colore delle cose.

L’ocra gialla e la Terra di Siena gli offrivano toni caldi, ma senza la violenza dei nuovi gialli industriali. Tornavano nei campi, nei sentieri, nei volti e nelle pareti delle case. Erano terre affidabili, facili da mescolare e utili anche per abbassare un colore troppo acceso senza farlo diventare subito grigio.

Ben diverso era il Giallo cromo. Van Gogh ne acquistava diverse tonalità e lo usò largamente negli anni trascorsi ad Arles. Nei Girasoli arrivò a lavorare quasi soltanto con tre gialli di cromo, ocra gialla e Verde Veronese. Il giallo non serviva soltanto a rappresentare la luce: diventava la parte principale del dipinto.

Il Verde Veronese era un colore brillante e moderno, molto lontano dalle vecchie terre verdi smorzate. Accostato al giallo poteva rendere più vivo un vaso, una foglia o una zona d’ombra. Oggi sappiamo anche che alcuni di questi pigmenti ottocenteschi erano poco stabili e potevano cambiare con la luce, alterando in parte i contrasti cercati dall’artista.

Per i cieli Van Gogh usava spesso il Blu cobalto, limpido e luminoso. Non era un blu economico, ma manteneva una buona forza anche quando veniva unito al bianco. Nei paesaggi del sud della Francia gli permetteva di creare cieli intensi senza appesantirli, soprattutto quando accanto comparivano il Giallo cromo o l’ocra.

Il Rosso vermiglio entrava invece nei piccoli punti che dovevano emergere subito: un tetto, un fiore, una barba, una sedia o una linea posata accanto al verde. Ne bastava poco per cambiare l’equilibrio di tutta la tela. Le analisi tecniche delle opere e le liste di colori presenti nelle lettere confermano la presenza del vermiglio tra i pigmenti utilizzati durante il periodo francese.

La Terra d’ombra bruciata serviva nei tronchi, nei terreni, negli interni e in quelle zone scure che non dovevano diventare nere. Van Gogh poteva usarla da sola, ma più spesso la univa ad altri colori. Le sue ombre, infatti, non erano quasi mai semplicemente marroni: dentro si possono trovare blu, rossi, verdi e terre sovrapposte senza essere mescolate completamente.

La tavolozza cambiò nel corso degli anni e non si limitava a questi pigmenti. Rimane però evidente una scelta: mettere vicini colori capaci di rafforzarsi a vicenda. Il blu contro il giallo, il rosso vicino al verde, le terre sotto le tinte più brillanti. È da questi incontri, qualche volta anche ruvidi, che prende vita gran parte della pittura di Vincent van Gogh.

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