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  • I Pigmenti della Pittura Funeraria Egizia

I Pigmenti Millenari della Pittura Funeraria Egizia

La Tavolozza Minerale dell’Antico Egitto

Le superfici dipinte dei sarcofagi egizi sembrano spesso semplici da leggere osservandole da lontano: blu intensi, rossi minerali, verdi rameici e fondi chiari abbastanza uniformi. Quando però questi materiali vengono analizzati al microscopio, la situazione diventa molto più articolata. Una ricerca pubblicata nel 2022 da studiosi della Fayoum University, del Grand Egyptian Museum e del Ministero del Turismo e delle Antichità Egiziane ha studiato un sarcofago ligneo policromo proveniente da Dahshur, cercando di ricostruire non solo i pigmenti visibili ma tutta la struttura tecnica della superficie dipinta. Attraverso Raman spectroscopy, XRD, FTIR, SEM-EDX, VIL imaging e microscopia ottica, gli autori hanno analizzato preparazioni bianche, pigmenti minerali, fibre vegetali e materiali introdotti durante restauri moderni. Il risultato è una lettura molto precisa di come poteva essere costruita una superficie funeraria egizia nel Periodo Tardo, dalla preparazione del supporto ligneo fino agli ultimi strati di colore.

Il Sarcofago di Dahshur e la Struttura della Pittura

Il sarcofago studiato nella ricerca proviene dal deposito archeologico di Dahshur e viene datato dagli autori al Periodo Tardo dell’antico Egitto. Il reperto misura circa 182 cm di lunghezza ed è composto da coperchio e base assemblati attraverso differenti elementi lignei. Le analisi mostrano che la superficie non veniva dipinta direttamente sul legno. Prima della decorazione gli artigiani applicavano infatti più strati preparatori con funzioni differenti. Il primo livello era costituito da una miscela di fango, argilla e fibre vegetali stesa sull’intera superficie per uniformare le irregolarità create dall’assemblaggio delle tavole lignee. Sopra questo strato più grezzo veniva poi applicata una preparazione molto più fine composta principalmente da carbonato di calcio, utilizzata come fondo bianco destinato alla pittura finale. 

Le Parti Analizzate del Sarcofago di Dahshur

Attraverso microscopia ottica e SEM-EDX gli studiosi hanno identificato all’interno degli strati preparatori quarzo, anortite, carbonato di calcio e residui vegetali. Le immagini microscopiche mostrano inoltre che i pigmenti colorati venivano applicati sopra questo fondo chiaro attraverso strati relativamente sottili e ben aderenti alla preparazione bianca. La ricerca dedica molta attenzione anche ai restauri moderni. Alcune aree del sarcofago risultavano infatti consolidate con materiali contemporanei come PVAC, cere e resine sintetiche introdotte durante vecchi interventi conservativi. Le analisi multispettrali e VIL hanno permesso agli studiosi di distinguere con maggiore precisione i materiali originali dalle aggiunte moderne, soprattutto nelle zone blu alterate dal tempo. 

I Pigmenti Identificati sul Sarcofago Ligneo

Le analisi eseguite dagli studiosi hanno permesso di identificare con buona precisione i principali pigmenti utilizzati nella decorazione del sarcofago. Raman spectroscopy, SEM-EDX, XRD, FTIR e VIL imaging sono stati utilizzati in modo combinato proprio per distinguere i materiali originali dai prodotti moderni introdotti durante i restauri.

Pigmenti Antico Egitto

Il Blu Egizio

Le aree blu sono state identificate come blu egizio grazie soprattutto alle immagini VIL e alle analisi Raman. La ricerca riconosce la presenza di cuprorivaite, il silicato di rame e calcio che costituisce il principale componente del pigmento. Le immagini VIL risultano particolarmente efficaci perché il blu egizio continua ancora oggi a emettere luminescenza infrarossa quando viene illuminato da luce visibile. Questo ha permesso agli studiosi di individuare particelle blu anche in zone alterate o parzialmente ricoperte da restauri moderni. Gli autori osservano inoltre che alcuni granuli del pigmento appaiono abbastanza grossolani al microscopio, dettaglio compatibile con la struttura vetrosa tipica del blu egizio prodotto artificialmente attraverso cottura di silice, rame, calcio e fondenti alcalini.

  • Blu Egizio: Il Pigmento dei Faraoni

Ocra Rossa e Gialla

Le superfici rosse mostrano elevate concentrazioni di ferro. Raman e XRD identificano infatti ematite, minerale responsabile della colorazione delle ocre rosse naturali. Il pigmento compare soprattutto nelle decorazioni lineari e nei dettagli pittorici sopra il fondo bianco calcitico. Gli studiosi osservano inoltre che il rosso appare ben aderente allo strato preparatorio, segno che la superficie bianca sottostante aveva un ruolo importante nella stabilità della pittura. Per le aree gialle la ricerca identifica goethite, altro ossido di ferro molto comune nelle terre naturali utilizzate nell’antichità. Il pigmento è stato riconosciuto attraverso Raman spectroscopy e XRD. Le tonalità gialle risultano meno intense rispetto ai rossi ferrici, ma mostrano una composizione compatibile con ocre naturali macinate e applicate sopra la preparazione bianca. 

  • Terra Ocra: il Primo Colore della Storia

Verde Malachite

Le decorazioni verdi contengono malachite, carbonato basico di rame dal tipico colore verde intenso. SEM-EDX mostra chiaramente la presenza di rame associato ai campioni verdi, mentre Raman conferma la compatibilità con la malachite naturale. Gli autori spiegano che questo tipo di pigmento veniva normalmente ottenuto macinando direttamente il minerale fino a ottenere una polvere fine utilizzabile nelle pitture funerarie. La malachite era uno dei verdi più diffusi nell’antico Egitto e compare frequentemente anche in cosmetici, amuleti e oggetti rituali.

  • Verde Malachite: Un Pigmento Minerale Antico

Nero Carbone

Le aree nere risultano composte principalmente da carbon black. Raman spectroscopy identifica infatti le tipiche bande associate al carbonio amorfo. Il nero compare soprattutto nei contorni delle figure e nelle linee decorative più sottili. La ricerca non identifica il materiale preciso utilizzato per produrre il pigmento, ma questo tipo di nero derivava normalmente dalla combustione incompleta di materiali organici o vegetali.

  • Nero Carbone: Il Pigmento Nato dalle Fiamme

Bianco Calcite

Le superfici bianche risultano composte principalmente da calcite. Gli studiosi osservano che questo materiale non aveva soltanto funzione cromatica, ma costituiva soprattutto il principale strato preparatorio sopra il supporto ligneo. Le sezioni microscopiche mostrano infatti uno strato bianco abbastanza compatto e continuo, applicato sopra la preparazione più grezza composta da fango, argilla e fibre vegetali. Proprio questa superficie chiara permetteva poi una migliore adesione e leggibilità dei pigmenti colorati applicati successivamente.

  • La Calce nell’Antico Egitto

Le Conclusioni della Ricerca

Nelle conclusioni dello studio gli autori spiegano che l’approccio multi-analitico ha permesso di ricostruire con buona precisione sia la struttura preparatoria del sarcofago sia la composizione dei principali pigmenti utilizzati nella decorazione. La ricerca conferma l’utilizzo di materiali pienamente coerenti con la tradizione pittorica egizia del Periodo Tardo: blu egizio, malachite, ocre ferriche, carbon black e preparazioni a base di carbonato di calcio. Allo stesso tempo le analisi hanno permesso di distinguere chiaramente i materiali originali dagli interventi moderni di restauro, identificando resine sintetiche, cere e consolidanti introdotti in epoche recenti.

Gli studiosi sottolineano inoltre quanto tecniche come VIL imaging, Raman spectroscopy e SEM-EDX siano diventate fondamentali per leggere superfici antiche molto alterate senza compromettere il reperto. In particolare il VIL si è rivelato decisivo per riconoscere il blu egizio anche nelle aree dove il pigmento non era più facilmente visibile a occhio nudo. Secondo gli autori, la combinazione tra indagini non invasive e analisi microscopiche rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per comprendere tecniche pittoriche, materiali e stato conservativo dei manufatti funerari egizi. La ricerca completa, con immagini microscopiche, dati spettroscopici e analisi dettagliate dei pigmenti, è consultabile qui: Multi Analytical Techniques of Anthropoid Wooden Coffin from Egypt’s Late Period

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