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Verdi e Blu “Insoliti” nella Città Faraonica di Amara West

Lo Studio delle Antiche Pitture Egizie della XIX Dinastia

Per molto tempo le ricerche sui pigmenti egizi hanno mostrato una tavolozza abbastanza riconoscibile e relativamente stabile. I rossi risultavano quasi sempre collegati alle ocre ferriche e all’ematite, i gialli alla goethite, mentre il nero derivava generalmente da pigmenti carboniosi. Anche per il verde e il blu gli studiosi pensavano di avere ormai un quadro abbastanza chiaro. Il verde veniva normalmente associato soprattutto a minerali rameici come malachite o a variazioni cromatiche ottenute attraverso composti simili al blu egizio. Il blu, invece, nelle ricerche archeometriche risultava quasi sempre identificato come blu egizio, il celebre pigmento sintetico a base di rame, calcio e silice. Negli ultimi anni però alcune analisi scientifiche stanno iniziando a mostrare una situazione più complessa. Uno degli studi più interessanti riguarda le pitture di Amara West, antico centro nubiano controllato dall’Egitto durante il Nuovo Regno. Qui gli studiosi hanno identificato pigmenti verdi e blu molto meno comuni rispetto a quelli normalmente documentati nelle pitture egizie tradizionali.

Come si Ottenevano Normalmente il Blu e il Verde nell’Antico Egitto

Nelle ricerche archeometriche dedicate alle pitture egizie, il blu identificato nelle tombe e nei templi del Nuovo Regno corrisponde quasi sempre al cosiddetto blu egizio. Analisi effettuate a Luxor, Saqqara, Deir el-Medina e in numerosi sarcofagi dipinti riconoscono regolarmente la presenza di cuprorivaite, il silicato di rame e calcio che costituisce il principale componente di questo pigmento. Gli studiosi ritengono che il blu egizio venisse prodotto artificialmente attraverso la cottura controllata di quarzo o sabbie silicee insieme a rame, calcio e fondenti alcalini. Non si trattava quindi di una semplice terra colorata, ma di un materiale ottenuto tramite trasformazione termica dei minerali. Ed è proprio questa caratteristica ad aver reso il blu egizio uno dei pigmenti sintetici più antichi della storia.

Anche il verde, nelle analisi condotte fino a oggi sulle pitture egizie, appare quasi sempre collegato a minerali rameici naturali. In molte tombe del Nuovo Regno le ricerche identificano malachite macinata, riconoscibile per la presenza di carbonati di rame associati alle superfici dipinte. In altri casi gli studiosi osservano verdi ottenuti attraverso miscele o alterazioni di pigmenti rameici blu. Questa situazione si ripete con grande continuità in moltissimi studi archeometrici. Le analisi delle tombe tebane, dei sarcofagi lignei e delle pitture funerarie della XVIII e XIX dinastia mostrano infatti una tavolozza piuttosto stabile:

  • Blu egizio per le superfici blu più intense;
  • Malachite o composti rameici per i verdi;
  • Ocre ferriche per rossi e gialli;
  • Nero carbone per il nero.

Proprio questa continuità aveva portato molti studiosi a considerare abbastanza definito il sistema cromatico egizio per quanto riguarda blu e verde. Ed è qui che la ricerca di Amara West diventa particolarmente interessante. Gli studiosi non trovano soltanto tracce dei pigmenti normalmente associati alla pittura egizia, ma identificano anche materiali molto meno comuni, mai documentati con chiarezza in altri contesti della Valle del Nilo. Ed è proprio questa anomalia che rende il sito nubiano così importante per comprendere quanto la tavolozza dell’antico Egitto potesse essere in realtà più varia e sperimentale di quanto si pensasse fino a pochi anni fa.

I Pigmenti Insoliti Identificati ad Amara West

Campioni Originali Analizzati nella ricerca in Amana Wast

Campioni Originali Analizzati nella ricerca in Amana Wast

Per analizzare i frammenti dipinti provenienti da Amara West, la ricerca ha utilizzato Raman spectroscopy, X-ray diffraction e microscopia elettronica. Gli studiosi volevano capire se i pigmenti presenti nelle decorazioni nubiane fossero identici a quelli normalmente documentati nei grandi siti egizi oppure se esistessero differenze legate ai materiali locali. La parte più interessante dello studio nasce proprio durante l’identificazione dei blu e dei verdi. In diversi campioni le analisi non restituivano infatti soltanto il classico profilo mineralogico del blu egizio o della malachite, ma materiali molto meno attesi nel contesto della Valle del Nilo.

  • Per le aree verdi la ricerca identifica atacamite e clorite. L’atacamite è un minerale rameico verde che gli studiosi descrivono come un pigmento particolarmente intenso, mentre la clorite produce tonalità più fredde e terrose rispetto al verde brillante della malachite normalmente associata alle pitture egizie. Gli autori sottolineano inoltre che questi verdi non sembrano semplici alterazioni casuali dei pigmenti nel tempo, ma materiali scelti intenzionalmente per ottenere precise variazioni cromatiche.
  • La scoperta più sorprendente riguarda però alcuni campioni blu. Attraverso Raman spectroscopy gli studiosi identificano infatti riebeckite, un minerale naturale blu mai documentato prima con chiarezza nelle pitture dell’antico Egitto. Nella ricerca gli autori descrivono questa scoperta come particolarmente importante perché fino a oggi il blu nelle pitture egizie risultava quasi sempre associato direttamente al blu egizio sintetico. La presenza della riebeckite apre invece la possibilità che in Nubia venissero utilizzati anche pigmenti blu naturali provenienti da materiali minerali locali.

Gli studiosi prendono inoltre in considerazione un altro aspetto interessante: Amara West si trova in una posizione periferica rispetto ai grandi centri della Valle del Nilo e questo potrebbe aver favorito l’utilizzo di risorse differenti oppure circuiti di approvvigionamento alternativi. La ricerca osserva anche che alcuni pigmenti sembrano essere stati selezionati non soltanto per disponibilità, ma per ottenere effetti cromatici specifici. In pratica, le pitture di Amara West mostrano una tavolozza molto più articolata e sperimentale rispetto all’immagine spesso semplificata della pittura egizia tradizionale.

Posizioni dei campioni blu e verdi menzionati nel testo

Posizione precisa dei luoghi dove sono rinvenuti i campioni blu e verdi 

Nuove Tecnologie, Nuove Scoperte e Nuove Domande

Ricerche come quella di Amara West mostrano quanto lo studio dei materiali egizi sia ancora oggi in continua evoluzione. A differenza del mondo romano, l’antico Egitto ha lasciato relativamente pochi testi tecnici dedicati ai processi costruttivi o alla preparazione dei colori. Gran parte delle conoscenze attuali deriva quindi direttamente dall’analisi dei reperti sopravvissuti: pitture, intonaci, frammenti decorativi e materiali rinvenuti nelle tombe. Ed è proprio questo che rende ogni nuova ricerca così importante. Nuovi siti archeologici continuano ancora oggi a essere scavati, tombe rimaste chiuse per millenni vengono aperte e strumenti scientifici sempre più accessibili permettono di analizzare pigmenti e superfici con una precisione impensabile fino a pochi decenni fa.

Il pigmento grigio-blu al microscopio polarizzatore

Il pigmento grigio-blu al microscopio polarizzatore

Tecniche come Raman spectroscopy, microscopia elettronica e analisi mineralogiche stanno infatti cambiando profondamente il modo in cui leggiamo l’edilizia e la storia del colore nell’antico Egitto. Materiali che in passato venivano classificati in modo molto generico oggi rivelano invece composizioni molto più articolate, differenze locali e perfino possibili sperimentazioni cromatiche. La scoperta di pigmenti come riebeckite, clorite e atacamite nelle pitture di Amara West è importante proprio per questo motivo. Non rappresenta soltanto l’identificazione di nuovi colori, ma apre nuove domande su approvvigionamenti, tecniche locali e varietà reale della tavolozza egizia.Più avanzano le analisi, più emerge l’idea che l’antico Egitto non fosse una civiltà tecnicamente immobile e uniforme, ma un mondo enorme, durato oltre tremila anni, probabilmente molto più complesso e sperimentale di quanto si sia pensato a lungo. Qui trovi la ricerca completa in lingua originale: Multi-Scale Characterization of Unusual Green and Blue Pigments from the Pharaonic Town of Amara West, Nubia

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