Tra tutti i materiali studiati nelle ricerche sugli intonaci e sulle malte egizie, la calce è probabilmente uno dei temi più complessi e ancora oggi più discussi. Le analisi archeometriche mostrano continuamente la presenza di componenti calcaree, calcite e materiali ricchi di calcio all’interno di malte e superfici dell’antico Egitto, ma interpretare correttamente questi dati non è semplice. Il problema principale riguarda proprio l’origine di questa componente calcarea. La presenza di calcite nelle analisi non dimostra automaticamente che gli Egizi utilizzassero la calce spenta nel modo che conosceremo poi nel mondo romano. In diversi casi il calcio potrebbe infatti provenire direttamente dal gesso naturale egiziano, da pietra calcarea macinata oppure da materiali sottoposti almeno parzialmente a cottura. Negli ultimi anni alcune ricerche stanno cercando di chiarire meglio questo passaggio, distinguendo il semplice utilizzo di materiali calcarei dalla vera conoscenza del ciclo della calce.
Da Dove Proviene la Calcite Trovata nelle Malte Egizie?
Una delle principali difficoltà nello studio delle malte egizie riguarda proprio l’interpretazione della calcite trovata nelle analisi mineralogiche. In molte ricerche compaiono infatti percentuali importanti di componenti calcaree, ma gli studiosi non sempre concordano sulla loro origine.
- Una delle ipotesi più interessanti arriva dalla ricerca “Amarna gypsite: A new source of gypsum for ancient Egypt”, dedicata ai depositi di gypsite utilizzati nell’antico Egitto. Lo studio mostra che questi materiali naturali contenevano già insieme gesso anche calcite, anidrite e bassanite. In pratica alcune materie prime egizie erano naturalmente molto più complesse di un semplice “gesso puro”. Questo significa che parte della componente calcarea trovata negli intonaci potrebbe derivare direttamente dal materiale estratto, senza necessariamente implicare la produzione di vera calce spenta.
- Ricerca molto interessante è anche “Ancient organic lime plaster production technology and its properties among Mayan, Egyptian, Persian and Asian civilizations”, pubblicata nel 2023. In questo studio gli autori parlano apertamente di intonaci a calce associati anche all’antico Egitto e descrivono processi come la cottura del calcare e lo spegnimento della calce (“slaking of lime”), inserendo gli Egizi all’interno di una tradizione molto antica di produzione di malte minerali. La ricerca affronta però civiltà e periodi storici molto differenti tra loro, quindi non sempre è possibile capire quanto queste conclusioni siano riferite con precisione all’Egitto faraonico più antico.
- Un’altra possibilità presa in considerazione dagli studiosi è l’utilizzo diretto di pietra calcarea macinata. L’Egitto disponeva infatti di enormi quantità di calcare facilmente reperibile lungo il Nilo e nelle zone desertiche circostanti. In questo caso la calcite presente nelle malte deriverebbe da semplice frantumazione della pietra e non da un vero ciclo di cottura e spegnimento della calce come suggerito in “The World od Ancient Egypt” dalle analisi sulla Sfinge.
- Esistono però anche studi che suggeriscono una conoscenza almeno parziale della calcinazione. Nella ricerca “Study and comparative approach to materials used in ancient Egypt and the modern era”, ad esempio, gli autori collegano alcune malte egizie a sistemi basati su calce e argille caolinitiche utilizzate per migliorare l’idraulicità dell’impasto, facendo riferimento a processi di trasformazione termica dei materiali minerali. Pur non dimostrando in modo definitivo l’esistenza di una tecnologia della calce spenta identica a quella romana, la ricerca sostiene che gli Egizi possedessero conoscenze più avanzate del semplice utilizzo di pietra calcarea frantumata.
Il problema è che molti studi più vecchi utilizzano il termine inglese “lime” in modo piuttosto generico, senza distinguere chiaramente tra:
- calcare macinato;
- calce viva;
- calce spenta;
- calcite naturale.
Ed è proprio per questo che le ricerche più recenti stanno diventando molto più prudenti nelle conclusioni. Al momento gli studiosi sembrano concordare soprattutto su un punto: gli Egizi utilizzavano sicuramente materiali calcarei e componenti ricche di calcio, ma il livello reale di conoscenza del ciclo completo della calce resta ancora un tema aperto e molto discusso.
Perché il Dibattito sulla Calce Egizia è Ancora Così Aperto
Una delle ragioni per cui il tema della calce nell’antico Egitto continua ancora oggi a essere così discusso riguarda la natura stessa della civiltà egizia. Stiamo parlando infatti di una storia durata oltre tremila anni, attraversata da continui cambiamenti tecnici, politici e culturali. È quindi molto difficile immaginare che materiali e tecnologie siano rimasti identici per tutto questo arco temporale. A differenza del mondo romano, inoltre, gli Egizi hanno lasciato relativamente poche descrizioni tecniche dettagliate sulle pratiche edilizie quotidiane. Gran parte delle informazioni che possediamo oggi proviene quindi non da testi esplicativi, ma direttamente dall’analisi archeometrica dei materiali superstiti: malte, intonaci, adobe e superfici decorative.
Ed è proprio qui che nasce il problema interpretativo. Nei rilievi delle malte egizie compaiono spesso componenti calcaree anche in reperti che precedono Roma di oltre duemila anni. Questo porta inevitabilmente a chiedersi se alcune conoscenze associate oggi alla tradizione romana, come l’utilizzo della calce, possano avere origini molto più antiche.
La ricerca storica moderna mostra infatti che molte tecniche perfezionate dai Romani derivavano spesso da conoscenze sviluppate da civiltà precedenti con cui entrarono in contatto nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente. La differenza è che il mondo romano, grazie alla propria organizzazione tecnica e alla diffusione della scrittura, è riuscito a documentare e tramandare questi sistemi costruttivi molto meglio di altre civiltà più antiche.
Per questo motivo la presenza di calcite e materiali ricchi di calcio negli intonaci egizi continua a essere un tema così importante. Non tanto per dimostrare che gli Egizi utilizzassero necessariamente la stessa calce spenta dei Romani, ma perché apre la possibilità che alcune conoscenze sui leganti minerali fossero già presenti, almeno in forma parziale o sperimentale, molti secoli prima della codificazione romana delle tecniche edilizie.


