Perché il travertino era una delle pietre preferite dai Romani?
A Roma il travertino si incontra dappertutto. Lo si vede negli archi, nei pilastri, nei gradini consumati e nelle cornici rimaste senza rivestimento. Non arrivava da molto lontano: le cave più importanti erano nella zona di Tibur, l’attuale Tivoli. Trasportare la pietra fino alla città era quindi più semplice rispetto ai marmi provenienti dalla Grecia o dall’Asia Minore.
La vicinanza delle cave, però, non basta a spiegare un uso tanto esteso. Il travertino poteva essere tagliato in blocchi grandi e regolari. Gli scalpellini riuscivano a sagomarlo senza incontrare la durezza di certe pietre più compatte, ma una volta messo in opera reggeva bene il peso delle costruzioni.
I Romani lo riservavano spesso ai punti dove la muratura lavorava di più. Un pilastro, l’imposta di un arco oppure una soglia sottoposta a continuo passaggio avevano bisogno di una pietra affidabile. Per riempire il resto della struttura si potevano usare tufo, mattoni e calcestruzzo, materiali meno costosi e più facili da mettere in opera.
Nel Colosseo questa differenza si legge ancora. Il travertino forma buona parte dei pilastri e delle arcate esterne, mentre dietro compaiono murature costruite con tecniche e materiali differenti. Pensare che l’intero anfiteatro sia fatto con una sola pietra porta fuori strada. Il cantiere romano funzionava proprio grazie a queste combinazioni.
I blocchi venivano posati con attenzione e, nei punti più delicati, collegati mediante grappe metalliche. Molte furono asportate nei secoli successivi, lasciando sulla pietra quei fori che ancora oggi si notano sulle facciate antiche. Anche il modo di collegare i conci contava quanto la qualità della pietra.
Il travertino poteva rimanere a vista, ma veniva anche levigato o accostato a rivestimenti più preziosi. Non aveva la varietà cromatica dei grandi marmi imperiali. Aveva però un colore chiaro, una superficie viva e, soprattutto, sopportava bene l’esposizione all’esterno.
Era una pietra concreta, disponibile e abbastanza docile sotto gli utensili. Per un costruttore romano significava poter realizzare elementi robusti senza ricorrere ovunque ai materiali più rari. Non serviva a mostrare soltanto ricchezza: serviva a far lavorare bene l’edificio.


