Quali colori resero inconfondibili i dipinti di Johannes Vermeer?
Nei quadri di Vermeer la luce sembra entrare davvero dalla finestra, fermarsi su una parete e scivolare sopra un tessuto. Non dipendeva da una tavolozza sterminata. Dipendeva dal modo in cui pochi pigmenti venivano sovrapposti, mescolati e lasciati affiorare.
Il colore più legato al suo nome è il Blu oltremare naturale, ricavato dal lapislazzuli. Era costoso e molti pittori lo usavano con parsimonia. Vermeer, invece, lo impiegò con una libertà insolita: non soltanto negli abiti blu, ma anche nelle ombre, nei grigi, negli incarnati e in alcune parti architettoniche.
Accanto al blu tornano spesso i gialli. Il Giallo di piombo e stagno dava corpo alle stoffe illuminate, alle tende, ai corpetti e agli oggetti colpiti dalla luce. L’Ocra gialla serviva invece per toni più spenti e naturali, nelle pareti, nei mobili e nei passaggi dove un giallo troppo brillante avrebbe rotto l’equilibrio. È proprio l’incontro tra blu e giallo a rendere immediatamente riconoscibili molti suoi interni.
Il Bianco di piombo aveva un ruolo continuo. Vermeer non lo usava soltanto per dipingere qualcosa di bianco, ma per alzare il tono degli altri pigmenti, creare riflessi e dare spessore ai punti luminosi. Nella Ragazza con l’orecchino di perla, il riflesso sulla perla è costruito con pochissime pennellate bianche, una delle quali più corposa delle zone circostanti.
Per i rossi disponeva del vermiglione e delle lacche rosse, più trasparenti. Il primo dava una base intensa e coprente; le lacche potevano essere stese sopra in velatura, soprattutto nei tessuti e negli incarnati. Nelle analisi della Ragazza con l’orecchino di perla sono stati individuati vermiglione, lacca rossa, terre, oltremare, indaco, bianchi e pigmenti neri.
Le terre avevano meno evidenza, ma tenevano insieme tutta la pittura. Terra d’ombra naturale e ocre entravano nei fondi, nei mobili, nelle carnagioni e negli strati preparatori. Senza questi colori quieti, i blu e i gialli avrebbero probabilmente perso gran parte della loro forza.
Anche i neri venivano usati con attenzione. Nero d’ossa e nero vegetale potevano scurire un blu, costruire un grigio oppure preparare un fondo prima delle velature. Nel fondo della Ragazza con l’orecchino di perla, per esempio, Vermeer stese uno strato scuro e vi sovrappose una velatura verde ottenuta con indaco e un colorante giallo vegetale; col tempo quella tenda è diventata quasi invisibile.
La particolarità di Vermeer non stava quindi nell’avere colori sconosciuti agli altri pittori. Usava pigmenti presenti anche in molte botteghe olandesi del Seicento. La differenza era nella misura, nello spessore delle pennellate, nelle velature e nella capacità di far entrare un poco di blu perfino dentro un’ombra apparentemente grigia.


