Quali erano gli utilizzi del marmo nell’Impero Romano?

Marmo antichi romani

Il marmo è uno dei materiali che meglio rappresentano l’Impero Romano, ma il suo impiego andava ben oltre l’aspetto estetico. Per i costruttori romani era un materiale resistente, durevole e capace di valorizzare gli edifici più importanti, sia pubblici che privati. Uno degli utilizzi più comuni era il rivestimento delle murature. Molti edifici erano realizzati in laterizio o in calcestruzzo romano e solo successivamente ricoperti con lastre di marmo. In questo modo si ottenevano superfici eleganti, ma anche più resistenti all’usura e più facili da mantenere nel tempo.

Il marmo era molto presente anche nei pavimenti. Ville, terme, basiliche e templi impiegavano lastre di diverso colore oppure composizioni geometriche ottenute accostando materiali provenienti da cave lontane tra loro. La varietà dei marmi permetteva di creare ambienti ricchi senza rinunciare alla robustezza della pavimentazione. Le colonne rappresentano forse l’utilizzo più conosciuto, ma non erano l’unico. Scale, gradini, soglie, fontane, vasche, cornici, altari e rivestimenti interni venivano spesso realizzati in marmo, soprattutto negli edifici destinati a durare per generazioni o a rappresentare il prestigio di una città.

Con l’espansione dell’Impero arrivarono a Roma materiali provenienti da molte regioni. Il marmo di Carrara si affiancò a quello greco, africano, egiziano e dell’Asia Minore. Ogni cava offriva colori e venature differenti, tanto che il tipo di marmo scelto diventava spesso un segno della ricchezza e dell’importanza dell’opera. Il marmo, però, non sostituiva gli altri materiali da costruzione. Nella maggior parte dei casi lavorava insieme alla calce, al laterizio e al calcestruzzo romano. Era il rivestimento, il pavimento o l’elemento architettonico che completava strutture già solide, contribuendo a proteggerle e a renderle più prestigiose.

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