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Sick Building Syndrome: La Sindrome dell’Edificio Malato

Non è una cosa molto conosciuta, ma esiste da molti anni ed è stata studiata da medici, ricercatori e organizzazioni che si occupano di salute e qualità dell’aria negli edifici. Viene chiamata Sick Building Syndrome, che tradotto significa più o meno “sindrome dell’edificio malato”. È un tema che riguarda da vicino il modo in cui sono fatti gli spazi in cui si passa la giornata. Non solo uffici, come si pensa spesso. Anche abitazioni, scuole, studi, negozi. Ambienti chiusi, molto isolati, pieni di materiali moderni. Pareti pitturate, pannelli, colle, arredi, detergenti. Tutto insieme. Il punto, alla fine, è semplice. L’aria dentro un edificio non è mai neutra. Porta con sé quello che rilasciano le superfici, i rivestimenti, gli oggetti, gli impianti. Quando questo equilibrio si altera, il corpo se ne accorge prima ancora che si capisca bene da dove venga il problema. Ed è proprio qui che il discorso sulle vernici smette di essere un dettaglio estetico e diventa un tema di salute dell’ambiente interno.

Quando il Problema Non è la Persona ma l’Ambiente

La Sick Building Syndrome, conosciuta anche come SBS, non è una malattia con una causa precisa. Non è come dire influenza o allergia a qualcosa di specifico. È più una situazione che si crea in certi edifici, dove più persone iniziano ad avere piccoli disturbi senza un motivo evidente. I sintomi sono quasi sempre gli stessi: mal di testa, occhi irritati, gola secca, stanchezza, difficoltà a concentrarsi, a volte tosse o sensazione di aria pesante. Non sono sintomi gravi, ma diventano fastidiosi quando si ripetono tutti i giorni.

Sindrome dell'Edificio Malato

La cosa interessante è che spesso questi disturbi migliorano quando si esce dall’edificio. Questo è uno degli elementi che ha fatto capire che il problema poteva essere l’ambiente interno e non solo la persona. Negli anni si è visto che questa situazione compare più facilmente negli edifici moderni, molto isolati, dove l’aria cambia lentamente. Una volta le case erano meno isolate, c’erano più spifferi, l’aria entrava e usciva continuamente. Oggi gli edifici sono molto più efficienti dal punto di vista energetico, ma l’aria resta dentro più a lungo.

E se l’aria resta dentro, restano dentro anche tutte le sostanze rilasciate dai materiali: vernici, mobili, pannelli in legno, colle, tessuti sintetici, detergenti. Non si tratta quasi mai di una sostanza sola, ma di tante piccole cose che insieme cambiano la qualità dell’aria. Quando si ragiona su questa cosa si capisce un punto importante: un edificio non è fatto solo di muri, è fatto soprattutto dell’aria che c’è dentro quei muri. E le pareti, con le vernici e le finiture, sono una delle superfici più grandi a contatto con quell’aria. Per questo motivo, anche se spesso non ci si pensa, le vernici hanno un ruolo molto più importante di quello che sembra quando si parla di qualità dell’aria interna.

La Storia della Sick Building Syndrome

Il termine Sick Building Syndrome oggi sembra moderno, ma in realtà non lo è. Non nasce con la bioedilizia e nemmeno con i discorsi recenti sulla sostenibilità. Nasce perché a un certo punto medici e tecnici si sono accorti che in alcuni edifici succedeva sempre la stessa cosa: le persone che ci lavoravano iniziavano a stare male senza un motivo preciso. Non si parlava di malattie vere e proprie, ma di disturbi strani, difficili da collegare a qualcosa di preciso. Mal di testa, occhi irritati, stanchezza, difficoltà a concentrarsi. La cosa strana era che questi disturbi comparivano soprattutto dentro certi edifici e miglioravano quando si usciva. Questo è stato il punto da cui sono partiti molti studi sulla qualità dell’aria negli ambienti interni.

Case Moderne senza riciclo d'aria

Negli stessi anni stava anche cambiando il modo di costruire. Le case e gli uffici diventavano sempre più isolati, più chiusi, più sigillati. Si risparmiava energia, ma l’aria cambiava molto più lentamente. E dentro gli edifici iniziavano a esserci sempre più materiali nuovi: pannelli, colle, vernici lavabili, moquette, materiali plastici. Tutte cose normali, ma tutte dentro lo stesso ambiente chiuso per molte ore al giorno. Negli anni ’80 il fenomeno venne studiato in modo più sistematico e il termine Sick Building Syndrome iniziò a comparire nella letteratura tecnica e nei documenti sulla qualità dell’aria indoor. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità iniziò a occuparsi di qualità dell’aria negli ambienti interni e pubblicò alcuni documenti sulla relazione tra edifici, ventilazione e salute delle persone. Da quel momento la qualità dell’aria indoor diventa un argomento di studio vero e proprio, non più solo una curiosità legata a qualche edificio progettato male.

Con il tempo si capisce una cosa importante: non esiste una causa sola. Non è una sostanza sola, non è solo la ventilazione, non è solo la moquette o solo le vernici. È spesso una combinazione di fattori. Aria che si rinnova poco, materiali sintetici, colle, pannelli in legno pressato, vernici, detergenti, umidità, muffe. Tutte cose normali prese singolarmente, ma tutte insieme nello stesso ambiente chiuso per molte ore al giorno. Ed è qui che il discorso diventa interessante anche per chi si occupa di case e materiali. Perché quando si parla di aria indoor si parla sempre di ventilazione, ma molto meno spesso si parla di quello che c’è sulle pareti, sui pavimenti, nei mobili. E invece tutto quello che si trova dentro un edificio, nel tempo, qualcosa nell’aria lo rilascia. E quell’aria è la stessa che si respira tutti i giorni.

Il Legame tra SBS e Le Vernici Industriali

Negli ultimi anni si è parlato molto di isolamento degli edifici, di risparmio energetico, di serramenti ermetici, di cappotti termici. Tutto giusto, tutto necessario. Però nello stesso tempo, dentro le case e dentro gli uffici, sono entrati sempre più materiali sintetici: pannelli, colle, vernici lavabili, smalti, rivestimenti plastici. Materiali comodi, resistenti, facili da pulire, ma spesso molto complessi dal punto di vista chimico. Il punto è che un edificio non è fatto solo di muri e impianti. È fatto soprattutto dell’aria che c’è dentro. E quell’aria sta sempre a contatto con le superfici interne. Pavimenti, soffitti, mobili, ma soprattutto pareti. Le pareti sono la superficie più grande di una stanza e sono sempre esposte: luce, aria, umidità, calore, urti, pulizie, ritinteggiature. Più passa il tempo e più quella superficie interagisce con l’ambiente.

Vernici responsabili di problemi respiratori

Molte vernici moderne sono composte da resine sintetiche, additivi, conservanti, plastificanti. Non si tratta solo dell’odore che si sente quando si pittura. Quello è solo l’inizio. Il problema vero è il rilascio lento nel tempo. Non si vede, non si sente quasi più, ma continua. E se una stanza ha quaranta o cinquanta metri quadrati di pareti pitturate, quella superficie resta a contatto con l’aria tutti i giorni per anni.

Quando si parla di Sick Building Syndrome si parla spesso di ventilazione insufficiente o di impianti, ed è corretto. Ma raramente si ragiona sulle superfici interne. E invece le superfici interne sono una delle principali sorgenti di quello che poi finisce nell’aria indoor. Per questo motivo la scelta delle vernici non dovrebbe essere vista solo come una scelta estetica o tecnica, ma come una scelta che riguarda direttamente la qualità dell’ambiente interno.

Chi si riconosce in disturbi come mal di testa frequenti, irritazioni o stanchezza negli ambienti chiusi spesso pensa subito alla ventilazione o all’umidità. Sono aspetti importanti, ma raramente si guarda una cosa molto semplice: le vernici presenti sulle pareti. Le pareti sono la superficie più grande della casa e restano a contatto con l’aria per anni. Alcune pitture sintetiche possono rilasciare sostanze lentamente nel tempo, anche quando l’odore è sparito da molto. Per questo, chi ha sensibilità come l’SBS o l’MCS, allergie o disturbi respiratori dovrebbe fare attenzione sia alle vernici già presenti in casa sia a quelle che si scelgono quando si ritinteggia. La qualità dell’aria dipende anche da questo.