Tra i reperti più celebri conservati nei grandi musei europei compaiono spesso enormi rilievi assiri scolpiti nell’alabastro. Re che cacciano leoni, soldati in marcia, città assediate, tori alati alti diversi metri. Osservandoli oggi si ha l’impressione di trovarsi davanti a opere realizzate quasi esclusivamente attraverso la pietra. Le analisi condotte negli ultimi decenni raccontano però una storia diversa. Su molte di queste superfici sono state identificate tracce di pigmenti che il tempo aveva reso quasi invisibili. In alcuni casi sono emersi residui di blu egizio, in altri di rossi ferrici, neri carboniosi e pigmenti gialli. I palazzi assiri che oggi appaiono monocromatici dovevano in realtà presentare un aspetto molto più ricco e complesso. Per comprendere dove e come venissero utilizzati questi colori bisogna partire dalle città che hanno reso celebre l’Assiria e dal lungo percorso che trasformò un regno dell’Alta Mesopotamia in uno dei più potenti imperi del Vicino Oriente antico.
Nascita ed Espansione degli Assiri
Per quasi tre secoli, tra il IX e il VII secolo a.C., il nome dell’Assiria fu associato a una delle più potenti macchine politiche e militari del mondo antico. I suoi eserciti attraversarono deserti, montagne e grandi fiumi, imponendo la propria autorità su territori che andavano dal Golfo Persico fino alle coste del Mediterraneo. La storia assira, però, non inizia con un impero.
Bisogna immaginare una città affacciata sul Tigri, Assur, molto lontana dall’immagine delle grandi capitali che sarebbero arrivate in seguito. Nel III millennio a.C. era uno dei numerosi centri della Mesopotamia settentrionale, una regione che viveva all’incrocio tra il mondo delle pianure mesopotamiche, l’Anatolia e le terre montuose dell’est. Le tavolette ritrovate a Kültepe, nell’attuale Turchia, raccontano un dettaglio spesso trascurato: prima di diventare conquistatori, gli Assiri furono mercanti. I loro agenti commerciali percorrevano centinaia di chilometri trasportando stagno, tessuti e altri beni destinati ai mercati anatolici. Alcuni documenti registrano perfino dispute economiche, debiti e problemi di trasporto, offrendo un’immagine molto concreta della vita quotidiana.
La svolta arrivò molti secoli più tardi. Tra il XIV e il XIII secolo a.C. il regno iniziò ad ampliare progressivamente la propria influenza. Nomi come Adad-nirari I, Shalmaneser I e Tukulti-Ninurta I compaiono sempre più spesso nelle cronache dell’epoca, segno di una potenza regionale ormai in crescita. Il periodo che rese celebre l’Assiria appartiene però all’età neo-assira. Tra il IX e il VII secolo a.C. una successione di sovrani particolarmente ambiziosi trasformò il regno in un impero. Tra le figure più importanti troviamo:
- Assurnasirpal II, che avviò vasti programmi edilizi e trasformò Nimrud in una nuova capitale.
- Tiglat-Pileser III, ricordato per le riforme amministrative e militari che rafforzarono l’impero.
- Sargon II, fondatore della città di Dur-Sharrukin, l’odierna Khorsabad.
- Sennacherib, che trasferì la corte a Ninive e ne ampliò enormemente le dimensioni.
- Assurbanipal, celebre per la biblioteca reale che avrebbe conservato migliaia di tavolette cuneiformi.
Nel momento della massima espansione l’Assiria controllava una superficie enorme per gli standard dell’epoca. Dall’Egitto alle montagne dell’Iran, decine di popoli differenti pagavano tributi al sovrano assiro. Questa ricchezza lasciò tracce visibili nelle principali città dell’impero.
- Assur conservò il ruolo religioso e simbolico della civiltà assira.
- Nimrud divenne una vetrina del potere reale grazie ai suoi palazzi decorati.
- Khorsabad rappresentò uno dei più ambiziosi progetti urbanistici del Vicino Oriente.
- Ninive raggiunse dimensioni tali da essere considerata una delle più grandi città del mondo antico.
Oggi osserviamo queste città attraverso resti archeologici spesso privi di colore. Eppure le ricerche degli ultimi anni stanno mostrando che rilievi, sculture e pareti apparivano in modo molto diverso. Prima di diventare pietra grigia da museo, erano parte di un universo visivo molto più ricco, nel quale il colore contribuiva a raccontare il potere dei re assiri.
Le Ricerche Dedicate all’Antica Edilizia Assira
Per gran parte del Novecento gli studiosi hanno osservato l’arte assira attraverso superfici ormai private di gran parte delle loro decorazioni originali. I grandi rilievi provenienti da Nimrud, Khorsabad e Ninive apparivano come immense lastre di pietra chiara. Era naturale immaginare che fossero sempre stati così. Le tecniche di analisi sviluppate negli ultimi decenni hanno iniziato a mettere in discussione questa immagine. In molti casi il colore non era realmente scomparso. Era semplicemente diventato troppo debole per essere riconosciuto a occhio nudo.
Assyrian Colours: Pigments on a Neo-Assyrian Relief of a Parade Horse (2009) – La ricerca che probabilmente ha attirato maggiore attenzione riguarda un rilievo proveniente dal palazzo di Sargon II a Khorsabad. A prima vista sembrava una delle tante opere assire conservate al British Museum. Le indagini scientifiche hanno invece mostrato qualcosa di inatteso. In alcune zone della superficie erano ancora presenti residui pigmentari appartenenti alla decorazione originale. Tra le identificazioni più interessanti compare il blu egizio, un pigmento che abbiamo già incontrato in altre civiltà antiche e che continua a sorprendere per la sua diffusione geografica. Accanto al blu sono emersi anche rossi e neri, sufficienti a dimostrare che il rilievo aveva un aspetto molto diverso da quello che osserviamo oggi. Più che fornire una semplice lista di pigmenti, lo studio ha aperto una nuova domanda: quanti altri rilievi apparentemente monocromatici conservano ancora tracce invisibili della loro policromia originaria?
Ornamental Wall Painting in the Art of the Assyrian Empire (2005) – Se i rilievi hanno monopolizzato l’attenzione degli studiosi, le pareti dipinte dei palazzi assiri sono rimaste per lungo tempo in secondo piano. Questa ricerca prova a ricostruire proprio quel mondo perduto. Attraverso materiali provenienti da Nimrud, Khorsabad, Til Barsip e altri siti, emerge un panorama molto più ricco di quanto suggeriscano le rovine attuali. Le decorazioni non erano limitate alle sculture. Colore e architettura lavoravano insieme. Fasce ornamentali, motivi geometrici e composizioni vegetali contribuivano a trasformare sale e corridoi in ambienti visivamente complessi, dove le pareti non rappresentavano semplicemente uno sfondo per i rilievi. L’idea moderna di un palazzo assiro dominato esclusivamente dalla pietra appare sempre meno convincente man mano che aumentano le evidenze archeologiche.
Assyrian Palaces: From Their Foundation to Their Destruction (2021) – Molte informazioni sul colore arrivano indirettamente dagli studi dedicati ai palazzi imperiali. Seguendo la storia di edifici come quelli di Nimrud, Khorsabad e Ninive, questa ricerca permette di comprendere meglio il contesto nel quale venivano utilizzati pigmenti, pitture e rilievi decorati. Una delle immagini che emerge con maggiore forza è quella di un’architettura pensata per impressionare. Le decorazioni non avevano soltanto una funzione estetica. Dovevano comunicare ricchezza, autorità e capacità organizzativa a chiunque attraversasse gli spazi del potere assiro. Le tracce di colore individuate in diversi ambienti suggeriscono che l’effetto complessivo fosse probabilmente molto più spettacolare di quanto possiamo immaginare osservando le rovine odierne.
Material Characterisation of the Neo-Assyrian Writing Boards from Nimrud (2025) – A prima vista questa ricerca sembra allontanarsi dal tema dell’architettura. In realtà offre uno sguardo molto interessante sul repertorio dei materiali conosciuti dagli Assiri. Analizzando alcune tavolette provenienti da Nimrud, gli studiosi hanno identificato sostanze come orpimento, nero carbonioso e componenti organiche utilizzate nella preparazione delle superfici. L’orpimento merita una menzione particolare. Si tratta di un pigmento giallo brillante a base di arsenico, utilizzato per secoli in diverse regioni del Vicino Oriente. La sua presenza documentata in contesto assiro contribuisce ad ampliare la tavolozza cromatica che stiamo ricostruendo attraverso queste ricerche.
I Pigmenti dell’Impero Assiro
Entrare in un palazzo assiro del VII secolo a.C. doveva essere un’esperienza molto diversa da quella che immaginiamo osservando oggi i reperti conservati nei musei. Le pareti raccontavano campagne militari, città conquistate, processioni, tributi e scene di caccia reale. Nulla era lasciato al caso. Ogni ambiente era progettato per trasmettere autorità, ordine e grandezza imperiale. In questo contesto il colore non svolgeva una funzione secondaria. I pigmenti contribuivano a rendere più leggibili le immagini, a evidenziare dettagli importanti e, probabilmente, a distinguere personaggi e simboli legati al potere reale. Le ricerche condotte negli ultimi anni su rilievi, pitture murali e oggetti provenienti da Nimrud, Khorsabad e Ninive stanno permettendo di ricostruire una parte di questa tavolozza.
Blu Egizio
Tra i pigmenti identificati dalle analisi scientifiche, il blu egizio è senza dubbio uno dei più affascinanti. La sua presenza è stata riconosciuta nel celebre rilievo del cavallo da parata proveniente dal palazzo di Sargon II a Khorsabad. Non si trattava di una semplice terra colorata ma di un materiale ottenuto artificialmente attraverso la cottura di sabbia silicea, composti del rame, calcare e fondenti alcalini. Quando gli Assiri utilizzavano questo pigmento, la sua storia aveva già alle spalle oltre un millennio di diffusione nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente. Il ritrovamento dimostra non soltanto la conoscenza di materiali sofisticati, ma anche l’esistenza di contatti commerciali e culturali che collegavano regioni molto distanti tra loro.
Rosso Ematite
Se il blu rappresentava un materiale relativamente raro, il rosso apparteneva invece alla categoria dei colori più diffusi nel mondo antico. Le analisi effettuate sui rilievi hanno identificato pigmenti ottenuti da ossidi di ferro, in particolare ematite. Una volta macinato, questo minerale produceva polveri dalle tonalità intense e particolarmente stabili nel tempo. Il rosso compare frequentemente nelle grandi civiltà del Vicino Oriente, ma nel mondo assiro assumeva un significato particolare. Applicato a dettagli di abiti, elementi decorativi o parti delle scene narrative, contribuiva a dare maggiore forza visiva alle immagini che celebravano le imprese del sovrano.
Giallo Orpimento
Tra i materiali identificati dalle ricerche più recenti compare anche l’orpimento, un pigmento che nel mondo antico godeva di una certa reputazione per la sua brillantezza. Si tratta di un minerale composto da solfuro di arsenico, caratterizzato da una colorazione gialla molto intensa. Le analisi condotte sui pannelli scrittori rinvenuti a Nimrud ne hanno confermato l’utilizzo in ambiente neo-assiro. A differenza delle comuni ocre gialle, l’orpimento produceva tonalità più luminose e appariscenti. Non sorprende quindi trovarlo associato a oggetti e contesti di particolare prestigio.
Bianco Minerale
Nelle decorazioni assire il bianco non era semplicemente l’assenza di colore. Materiali come gesso, calcite e superfici preparate con intonaci chiari costituivano una componente essenziale dell’effetto finale. Le pareti dei palazzi offrivano fondi luminosi sui quali gli altri pigmenti risultavano più evidenti. In ambienti attraversati dalla luce intensa della Mesopotamia, questi contrasti contribuivano a rendere le decorazioni ancora più efficaci dal punto di vista visivo.
Nero Carbone
Tra tutti i pigmenti utilizzati dagli Assiri, il nero era probabilmente uno dei più semplici da ottenere. Legno carbonizzato, carbone vegetale e fuliggine fornivano materiali facilmente reperibili e adatti a produrre colori molto coprenti. La sua importanza non va però sottovalutata. In molte decorazioni il nero serviva a definire contorni, dettagli e iscrizioni, aumentando la leggibilità delle immagini. Anche una minima linea scura poteva modificare profondamente la percezione di una figura scolpita o dipinta.
Pietra, Intonaci e Architettura dell’Impero Assiro
Quando si osservano i resti di Nimrud, Khorsabad o Ninive si viene facilmente colpiti dalla scala delle costruzioni. Gli Assiri governavano un territorio immenso e i loro palazzi avevano il compito di rendere visibile questa superiorità. Le iscrizioni reali celebrano eserciti, conquiste e tributi, ma erano soprattutto gli edifici a comunicare concretamente la potenza dell’impero. Dietro queste architetture monumentali si nascondeva una conoscenza molto pratica dei materiali disponibili nell’Alta Mesopotamia.
A differenza dell’Egitto, dove dominavano le grandi costruzioni in pietra, il mondo assiro si sviluppò in una regione dove l’argilla rappresentava la risorsa più abbondante. Per questo motivo molte delle città che un tempo ospitavano centinaia di migliaia di persone sono oggi conservate soltanto in parte. I principali materiali utilizzati dagli Assiri possono essere riassunti in pochi elementi fondamentali.
- Mattone crudo: Costituiva il cuore dell’edilizia assira. Argilla, acqua e paglia venivano mescolate e lasciate essiccare al sole. La maggior parte delle murature, delle fortificazioni e dei grandi complessi urbani era costruita proprio con questo materiale. Era economico, disponibile ovunque e permetteva di realizzare strutture di dimensioni enormi.
- Mattone cotto: Più costoso e resistente, veniva utilizzato soprattutto nelle zone esposte all’umidità, nei pavimenti, nei rivestimenti e in alcuni elementi monumentali destinati a durare più a lungo.
- Alabastro gessoso: Molti dei celebri rilievi assiri furono scolpiti in questa pietra relativamente tenera, facile da lavorare e diffusa nell’Iraq settentrionale. Le grandi lastre che decoravano i palazzi di Nimrud e Ninive erano realizzate proprio con questo materiale.
- Legname: Cedro del Libano, cipresso e altre essenze provenienti dalle montagne circostanti erano impiegati per coperture, travature e porte monumentali. Le iscrizioni reali citano frequentemente spedizioni organizzate per procurarsi questi materiali.
- Bitume: Abbondante in Mesopotamia, veniva utilizzato come impermeabilizzante e come legante in particolari applicazioni costruttive.
Accanto alle strutture murarie esisteva poi un elemento che raramente sopravvive fino ai giorni nostri ma che influenzava profondamente l’aspetto degli edifici: l’intonaco. Le ricerche dedicate ai palazzi assiri e alle pitture murali mostrano che le superfici in mattoni crudi non rimanevano normalmente esposte. Venivano invece rivestite con strati di finitura destinati a proteggere la muratura e a creare una base adatta alle decorazioni. La preparazione seguiva generalmente una sequenza abbastanza semplice.
- Supporto in mattoni crudi — Costituiva la struttura principale dell’edificio.
- Strato di regolarizzazione — Applicato per correggere le irregolarità della muratura e creare una superficie uniforme.
- Strato di finitura più fine — Realizzato con materiali accuratamente selezionati e destinato a ricevere decorazioni, pigmenti e motivi ornamentali.
È proprio su queste superfici che gli studiosi hanno individuato le tracce delle pitture murali descritte nelle ricerche analizzate nel capitolo precedente. Fasce colorate, elementi vegetali, decorazioni geometriche e motivi simbolici contribuivano a trasformare pareti apparentemente semplici in strumenti di rappresentazione del potere imperiale. Un aspetto interessante emerge osservando l’evoluzione delle capitali assire. Assur, Nimrud, Khorsabad e Ninive non erano semplici città amministrative. Ogni sovrano cercava di lasciare un segno attraverso nuovi palazzi, cortili monumentali e programmi decorativi sempre più ambiziosi. La costruzione stessa diventava una forma di propaganda.
Cosa Rimane dell’Assiria
A Nimrud, Khorsabad e Ninive il tempo non è stato particolarmente generoso. Le coperture sono scomparse, gran parte degli intonaci si è sgretolata e molti pigmenti sopravvivono soltanto in quantità minime. Eppure proprio questi frammenti stanno permettendo agli archeologi di ricostruire aspetti della civiltà assira che fino a pochi decenni fa erano quasi impossibili da osservare. Un granello di blu egizio rimasto su un rilievo, una traccia di orpimento individuata in laboratorio o un frammento di intonaco conservato sotto le macerie raccontano dettagli che le cronache dei re non riportano. Parlano di materiali, di tecniche e di persone che lavoravano lontano dai campi di battaglia e dalle sale del trono. Forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti emersi dalle ricerche recenti: l’Assiria non fu costruita soltanto da sovrani e generali. Dietro le immagini che ancora oggi identificano questo impero esisteva un mondo di artigiani e costruttori che il colore, dopo quasi tremila anni, sta lentamente riportando alla luce.
FONTI: academia.edu – scribd.com – kokushikan.repo.nii.ac.jp (pdf) – researchgate.net – worldhistory.org – khanacademy.org






