Da Italiani ed in generale come europei si è soliti considerare l’arte occidentale come la migliore della storia umana per livello di tecnica pittorica e qualità del colore e per molti aspetti questo è oggettivamente vero dato che è proprio la maestria degli artisti occidentali che ha prodotto il maggior numero di opere che noi oggi consideriamo come patrimonio dell’umanità. Per quanto riguarda invece la filosofia del colore ed in generale nel modo di organizzare ed interpretare l’esistenza, l’antico mondo orientale ha molto da insegnare a quello Europeo ed in particolare quella del millenario popolo Giapponese ha una storia ricca e profonda.
In modo molto simile a quello che fu l’approccio al colore degli antichi greci, anche il popolo giapponese vede il colore con un punto di vista molto filosofico ed in generale nel Giappone antico ci fu una grandissima sensibilità verso il colori di cui sono testimonianza i numerosi scritti e trattati sul colore ben conservati e giunti fino a noi oggi. Per quanto riguarda i pigmenti naturali utilizzati e le tecnica di preparazione, si possono trovare diversamente molte similitudini con le materie prime e i metodi degli antichi Egizi e degli antichi Romani.
La Filosofia del Colore nell’Antico Giappone

Tomba di Takamatsuzuka – Asuka VII Secolo
Iniziata già nel paleolitico più di 10.000 anni fa, la storia del popolo giapponese identifica come primo imperatore Jinmu 660 a.C che fondo la carica che dura ancora fino ad oggi, il Giappone resta infatti l’unico paese al mondo ad avere ancora questa figura di potere. Il significato dei colori nell’antico Giappone trae origine dagli elementi della naturali come piante o animali e sviluppano presto un forte significato simbolico sopratutto nei rapporti sociali tra persone, in particolare tra uomini e donne.
Per questo antico popolo i colori fondamentali erano quattro: nero, bianco, rosso e blu anche se alcune correnti di pensiero erano solite considerare anche il giallo e addirittura il marrone in questa categoria. Una prima classificazione precisa e documentata dei colori tradizionali risale al 603, quando il principe Shōkotu fece redigere “Dodici Massimi Livelli e Sistemi” (冠位十二階) uno scritto interamente dedicato al colore sotto tutti i suoi aspetti. Questa classificazione era fortemente influenzata dalla teoria cinese che associava i colori a quelli che erano considerati i 5 elementi: fuoco, acqua, terra, metallo e legno e spiega le similitudini che ci sono tra le interazioni tra elementi della natura e pigmenti colorati.

Dipinto di Itō Jakuchū – 1759
Un’altra importante associazione importante che gli antichi giapponesi fanno tra il colore e quelle che erano considerate le cinque virtu nell’etica confuciana: Bontà 仁 / Equità 义 / Rispetto 礼 /Saggezza 智 / Sincerità 信
Da questa filosofia derivarono di conseguenza le associazioni tra colore e rango sociale, molte delle quali presenti ancora oggi nella società moderna nipponica, fattore che se pur è stato presente anche nelle grandi civiltà dell’occidente passato, in nessuna di esse ha mai assunto l’importanza ed il rigore che raggiunse invece nell’antico Giappone che finì addirittura per creare una distinzione tra quelli che erano considerati “colori proibiti” (禁色) vale a dire colori come ad esempio l’arancione che erano esclusiva dei funzionari di alto rango e i “colori consentiti” (許し色) il cui uso era invece permesso a tutti i cittadini comuni.
Con le dovute differenze, è comunque possibile vedere come per certi aspetti la filosofia del colore degli antichi giapponesi è in parte associabile a quella più filosofica e astratta degli antichi Greci, ed in parte associabile a quella dell’antico Impero Romano in cui il colore assumeva anche un’importante significato sociale. Anche se queste antiche culture non si sono incontrate e influenzate per moltissimi secoli, alcuni dei loro percorsi hanno delle similitudini storiche che stupiscono pensando alla distanza fisica e culturale che separava questi due mondi.
L‘Arte e L’Artigianato Tradizionale Giapponese
Quando si pensa al Giappone, sia moderno che antico, si pensa alla grande qualità dell’artigianato, figlio di una cultura dell’attenzione ai dettagli e di dedizione al lavoro che solo un popolo rigoroso e tradizionalista come quello giapponese è in grado di portare ai massimi livelli e la loro capacità di tramandare arti e segreti del mestiere li ha resi sin dall’antichità maestri nei principali campi dell’artigianato artistico. Dall’arte della tessitura passando per tecniche di decorazione delle porcellane fino ad arrivare alla lavorazione del legno, la lista dei campi artistici in cui l’antico popolo Giapponese si è contraddistinto per qualità è davvero molto lunga.

Disegno tratto dal Genji Monogatari – XII Secolo
Uno dei segreti del successo dell’artigianato giapponese stava proprio nel modo di tramandare le tecniche ed i segreti del mestiere. Era infatti costume che i maestri artigiani tramandassero le loro conoscenze di generazione in generazione, in un ciclo continuo che portava i figli prima ad essere apprendisti del padre per moltissimi anni per poi diventare maestri dei proprio figli e questo ciclo portato avanti in alcuni casi per secoli ha portato ad un continuo miglioramento delle tecniche senza che venga però mai perduto il principio della tradizione.
Anche per la preparazione dei pigmenti colorati e dei loro leganti dunque la capacità di tramandare tecniche, trucchi e astuzie ha portato non solo ad un continuo miglioramento nella creazione dei colori, ma anche a metodi e segreti per migliorare la resistenza e la durata nel tempo delle opere stesse. E’ anche grazie alla capacità dell’antico popolo giapponese di trattare nel giusto modo i pigmenti necessari alla creazioni dei colori, che l’arte giapponese si è distinta da tutta quella orientale per la profondità delle sue rappresentazioni in virtù di un preciso impiego del colore.
I Colori dell’Impero Del Sol Levante
Abbiamo più volte sottolineato la similitudine tra l’antico popolo Giapponese e quello Greco ed anche sotto l’aspetto delle tecnica di preparazione del colore e delle materie prime utilizzate nel passato non è stato scritto molto e non esistono delle vere e proprie classificazioni come quelli che fecero ad esempio Plinio e Vitruvio nell’antica Roma. Dunque piuttosto che concentrarci sull’aspetto tecnico della preparazione del colore come abbiamo fatto per gli altri antichi popoli, in quest’analisi del colore, un po’ per necessità e un po’ per seguire lo spirito giapponese, ci concentreremo di più sul significato dei colori all’interno dell’antica società nipponica.


IL BIANCO 白
Il Bianco fu il colore del lutto ma anche quello della purezza, in generale sopratutto per l’antico popolo giapponese questo colore aveva una forte associazione con la spiritualità e la religione, cosi come anche il Buddhismo associava il bianco alla morte. Dunque fin dai tempi antichi il Giappone era solito associare il bianco alla purificazione spirituale e ad esempio l’Imperatore indossava il bianco durante i riti tradizionali shintoisti, ma anche alla morte, probabilmente influenzati dalla cultura Cinese.


IL NERO 黒
Da sempre simbolo di contrapposizione del bianco, il nero nell’antico Giappone è un colore associato all’oscurità ed in generale ha un significato negativo. Uno dei primi impieghi che si fece del nero fu proprio quello dei tatuaggi che inizialmente avevano un significato positivo e si usavano come una sorta di amuleto di protezione, mentre dall’eta classica in poi i tatuaggi verranno utilizzati per riconoscere i criminali ed ancora in epoca moderna questo significato negativo è ancora presente nella cultura popolare. Per questa e molte altre ragioni, il nero non è un colore molto presente nell’antica arte giapponese.


IL ROSSO 赤
Il Rosso nell’antico Giappone era un colore importantissimo, simbolo del potere e colore della bandiera ufficiale, il rosso era un colore amatissimo da nobili e samurai. E’ proprio di colore rosso la tradizionale armatura dei leggendari samurai giapponesi che preferivano questo colore per il suo prestigio ma anche per la sua capacità di intimorire gli avversari. Nella cultura del colore dell’antico Giappone era proprio il rosso ad essere considerato l’opposto del nero e quindi considerato come il colore con maggior luce e brillantezza e l’arte giapponese è ricca di sfumature di rosso meravigliose.


IL BLU 青
Nei tempi più antichi dell’Impero Giapponese il blu ed il verde erano indicati con un singolo termine e anche se nei tempi successivi avvenne una distinzione con il verde, per la maggior parte degli artisti tradizionali giapponese il verde non era altro che una sfumatura del blu. L’indaco era il pigmento più utilizzato per creare il blu nell’antico Giappone e l’arte decorativa giapponese è davvero ricca di questo colore che veniva ottenuto dalle foglie fermentate della Indigofera Tinctoria. Il colore ottenuto dalle questa pianta era davvero stupendo tanto che non furono utilizzati tanti altri metodi per realizzare il blu come avvenne invece nelle antiche civiltà occidentali.


IL GIALLO 黄色
Nell’antica cultura Giapponese il colore giallo era associato al sole e alla luce ed il suo significato poteva variare nel tempo ma anche in base alle zone geografiche cosi che in alcuni paesi orientali il giallo era considerato un colore sacro, mentre nelle regioni occidentali era considerato simbolo di tradimento. In generale comunque non assunse mai l’importanza che ebbe invece il rosso nell’arte giapponese. Al colore giallo era culturalmente associato l’oro che proprio prendendo spunto dalle influenze dei popoli occidentali, divenne presto il simbolo del Cristianesimo.
I Colori del Mondo Orientale
Come abbiamo visto il popolo Giapponese ha fin dall’inizio della sua storia posto molta attenzione all’arte del tramandare e raccogliere informazioni, ma sopratutto nel campo dell’artigianato artistico questo passaggio era spesso segreto ed esclusiva di famiglie o piccoli gruppi e trovarne traccia scritta di molte arti antiche giapponesi è un’impresa difficile. Sulla storia del colore nel suo aspetto filosofico, anche perchè probabilmente è l’aspetto che più interessa oggi le persone che si interessano del Giappone, abbiamo molti scritti autentici che sono stati tradotti in molte lingue occidentali cosi che oggi possiamo studiare e conoscere meglio l’idea e l’interpretazione che faceva del colore questo storico popolo. Sono invece rare le documentazioni su quali erano tutti i pigmenti naturali utilizzati allora per creare i colori principali di tutto il mondo orientale, cosi come scarse sono le informazioni sui metodi di preparazione o sui luoghi di estrazione e questo è probabilmente dovuto anche alla barriera linguistica, sicuramente in molti paesi dell’Asia esistono diversi scritti che potrebbero aiutare a fare luce sulla storia del colore dell’antico Giappone.