Si può pensare facilmente che basti usare una pittura fotocatalitica per ottenere automaticamente tutti i benefici di cui si parla: aria più pulita, pareti che assorbono odori, superfici più stabili nel tempo. In realtà non è proprio così semplice. La pittura fotocatalitica funziona, ma funziona meglio in alcune condizioni e molto meno in altre. Questo significa che la pittura da il suo meglio se applicate nei luoghi giusti. Ci sono stanze dove ha molto senso usarla e altre dove cambia poco. Ci sono pareti dove può lavorare per anni e altre dove, di fatto, resta coperta e non lavora quasi mai. Capire questo è importante, perché la pittura fotocatalitica non va pensata solo come una pittura, ma come una superficie che lavora con la luce e con l’aria. E quindi, per funzionare bene, ha bisogno proprio di luce e aria.
Le Caratteristiche delle Pitture Fotocatalitiche
Le pitture fotocatalitiche, dal punto di vista estetico, sono molto simili alle pitture murali tradizionali. Di solito sono pitture bianche opache, senza effetti particolari, e si applicano con rullo o pennello come una normale idropittura. A prima vista non si nota nessuna differenza. La differenza non si vede, ma è nella composizione. All’interno della pittura è presente biossido di titanio, che è il materiale che permette la reazione fotocatalitica quando la superficie viene colpita dalla luce. Questo significa che la parete, invece di essere solo una superficie passiva, diventa una superficie che nel tempo può interagire con alcune sostanze presenti nell’aria e sulla superficie stessa.
È però importante capire una cosa: la pittura fotocatalitica lavora sulla superficie e funziona con la luce. Questo è il punto centrale. Se la parete non riceve luce, la reazione fotocatalitica si attiva molto poco. Se la parete è coperta da mobili, armadi, librerie o quadri molto grandi, quella parte di superficie di fatto non lavora.Per questo motivo, quando si decide di utilizzare una pittura fotocatalitica, bisogna iniziare a pensare alle pareti in modo diverso. Non più solo come superfici da colorare, ma come superfici che devono restare il più possibile libere e illuminate.
In Quali Stanze e su Quali Pareti Funziona Meglio
Per sfruttare davvero una pittura fotocatalitica bisogna iniziare a ragionare in modo un po’ diverso rispetto a una pittura normale. Con una pittura tradizionale si pensa al colore, alla lavabilità, alla resistenza. Con una pittura fotocatalitica bisogna pensare alla luce, all’aria e allo spazio libero davanti alle pareti. La prima cosa da considerare è la luce. Le pareti che ricevono luce naturale per molte ore al giorno sono quelle dove la pittura può lavorare di più. Non serve il sole diretto tutto il giorno, basta una stanza luminosa, con finestre e luce diffusa. Soggiorni, studi, camere da letto con finestre grandi sono spesso ambienti ideali. Anche la luce artificiale contribuisce, soprattutto se è diffusa e accesa per molte ore, come succede in studi, uffici, corridoi o zone giorno. Le pareti completamente buie, invece, sono quelle dove l’effetto fotocatalitico è molto ridotto.
Il secondo aspetto importante è lo spazio davanti alle pareti. Se una parete è completamente coperta da un armadio, da una libreria molto grande o da mobili a tutta altezza, quella superficie non riceve luce e non è a contatto con l’aria. In pratica quella parte di pittura non lavora. Per questo motivo le pitture fotocatalitiche funzionano meglio su:
- pareti libere
- pareti con pochi mobili
- pareti vicino alle finestre
- corridoi
- soggiorni
- studi
- camere da letto con pareti libere
- ingressi
- uffici
Funzionano meno su:
- pareti dietro armadi a tutta parete
- pareti dietro cucine complete
- pareti molto buie
- ripostigli
- cantine
Un altro ragionamento che si può fare è questo: più superficie libera e illuminata c’è, più la pittura può lavorare. Per questo a volte ha più senso pitturare bene una o due stanze piuttosto che tutta la casa senza criterio. In generale, le stanze dove si passa più tempo e dove le pareti restano abbastanza libere sono quelle dove ha più senso utilizzare una pittura fotocatalitica. In queste stanze la parete diventa davvero una superficie attiva che lavora lentamente nel tempo a contatto con l’aria dell’ambiente.
Un Modo Diverso di Pensare le Pareti
A questo punto si può capire che la pittura fotocatalitica non va vista come una pittura qualsiasi. Non è solo una finitura o un colore. In un certo senso cambia proprio il modo di pensare le pareti di una casa. Per molto tempo le pareti sono state considerate solo superfici da coprire e da lavare facilmente. Negli ultimi decenni si è data molta importanza alla lavabilità, alla resistenza, alle pitture acriliche e viniliche sempre più coprenti e sempre più resistenti. Tutto questo ha portato a pareti molto perfette dal punto di vista estetico, ma spesso anche molto chiuse e molto plastiche.
Le pitture minerali e le pitture fotocatalitiche riportano un po’ il discorso indietro, ma con una tecnologia in più. Da una parte si torna a superfici minerali, traspiranti, con pochi ingredienti. Dall’altra si aggiunge una superficie che, con la luce, può interagire lentamente con l’ambiente. Questo porta a un modo diverso di progettare gli interni. Non si pensa più solo ai mobili e ai colori, ma anche alle superfici libere, alla luce, alla ventilazione, ai materiali delle pareti. In pratica le pareti tornano a essere una parte attiva della casa, non solo uno sfondo.
Un altro aspetto interessante, che spesso viene sottovalutato, è che le pitture fotocatalitiche hanno senso soprattutto nelle case moderne, dove gli edifici sono molto isolati e il ricambio d’aria è minore rispetto alle case di una volta. Nelle case vecchie le pareti traspiravano di più, le finestre chiudevano meno e l’aria cambiava continuamente. Oggi le case sono più efficienti, ma spesso anche più chiuse. In questi ambienti i materiali interni diventano molto più importanti.



